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Fiere e saloni

L’editoria indie si racconta in fiera: il caso di Book Pride

di Denise Nobili notizia del 28 marzo 2018

Attenzione, controllare i dati.

Quello passato è stato un weekend che conferma l’interesse per il mondo del libro e in particolare per la piccola editoria italiana, almeno secondo i risultati ottenuti da due manifestazioni che si sono svolte proprio in questi giorni. Modena Buk Festival chiude con 25 mila presenze, merito anche della nuova struttura in pieno centro e che verrà infatti riconfermata anche per la dodicesima edizione. Book Pride chiude invece la sua terza edizione con ben 35 mila presenze, 5 mila in più rispetto l’anno scorso.
 
Ospitata da Base e Mudec, Book Pride è la fiera nazionale dell’editoria indie, organizzata dall’Osservatorio degli editori indipendenti e diretta da quest’anno da Giorgio Vasta. Arrivata alla sua quarta edizione, Book Pride mostra di essere cresciuta e di essere sempre più consapevole, puntando a un format di fiera del libro innovativo che piace e che soprattutto funziona.
 
A partire dalla location: uno spazio che sa coniugare al meglio intrattenimento ed esposizione, con molti punti di ristorazione dove potersi fermare e sedere in compagnia. E non è forse un caso che il pubblico della fiera sia molto giovane, attirato dalla cultura che si incontra con lo svago. Ma anche le stesse case editrici sanno rendere più interattivi gli stand, coinvolgendo il pubblico con assaggi e aperitivi allo stand, in un clima conviviale in cui si riesce ad abbattere quel muro che tradizionalmente esiste tra chi i libri li fa e chi li compra.
 
Grande attenzione è stata riservata anche al programma, quest’anno incentrato sul tema «Tutti i viventi», che comprende anche un programma apposito  rivolto ai libri per bambini e per ragazzi, Book Young, per un totale di 200 incontri capaci di toccare i temi di attualità più sentiti. Un palinsesto molto curato il cui unico problema è risultato essere l’offerta forse non in linea con la dimensione della fiera e che andrebbe quindi snellito, evitando sovrapposizioni che generano l’affollamento per alcuni incontri e il contrario in altri.

 
La passeggiata tra gli stand diventa un modo alternativo di passare il weekend, scoprendo piccole realtà che normalmente si trovano a fatica sugli scaffali di una libreria. Gli stand sono affollati da curiosi, ma non solo: il pubblico di Book Pride è un pubblico particolare, con una certa cultura spesso di nicchia, e che si mostra veramente interessato a scoprire quei libri di cui si parla di meno, soprattutto quando trovano posto in cataloghi costruiti secondo un certo criterio e con un’identità chiara. I lettori sono sempre alla ricerca di qualcosa, sono potenziali acquirenti disposti a spendere e, a giudicare dalle numerose borsine cariche di acquisti, questa formula attrae. È accaduto lo stesso con Più libri più liberi: in questa edizione più dell’80% del pubblico presente in fiera si è mostrato disposto ad acquistare, e il «sacchetto medio» è di almeno 3 libri con una spesa media di 36 euro (a questo proposito si veda l’indagine sul pubblico di Più libri).
 
E forse ciò a cui si deve soprattutto il successo di Book Pride sono i due piani di stand presenti (162 editori), buon ritratto dell’editoria indipendente italiana: composita ma di qualità. Il personale che serve si dimostra sempre appassionato e con una solida preparazione alle spalle: è facile finire a conversare di un particolare formato, di un certo tipo di letteratura alternativa, dei nuovi sviluppi dell’illustrazione.
 
Così come è accaduto con Più libri più liberi, ogni volta che si mette al centro di una fiera la piccola e media editoria italiana, l’evento si trasforma in una vera e propria festa. È un po’ il segreto di tutte queste manifestazioni che piacciono molto ai lettori, pubblico curioso a appassionato: riuscire a creare un luogo in cui il discorso sul libro dai social torna allo stand e al tavolino. Ancora meglio se di fronte a un aperitivo o a un caffè.

L'autore: Denise Nobili

Laureata in Filologia, mi sono poi specializzata e ho lavorato in comunicazione, approdando infine al Master in Editoria della Fondazione Mondadori. Oggi lavoro come editor al Giornale della Libreria, e mi occupo di accessibilità digitale in Fondazione LIA.
Sono interessata a tutto ciò che è comunicazione della cultura, nuovi media, e mi affascinano gli aspetti più pop e innovativi del mondo del libro.

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