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Fiere e saloni

La fiera è un momento di condivisione

di Diego Guida notizia del 24 maggio 2018

Attenzione, controllare i dati.

La sedicesima edizione di Più libri più liberi – la prima organizzata nella nuova sede del Roma Convention Center La Nuvola – si è chiusa, come ben sappiamo, con numeri entusiasmanti. Come presidente del Gruppo piccoli editori di Aie, a poco più di sei mesi dalla prossima manifestazione, credo che i tempi siano maturi per sviluppare – in maniera ancor più puntuale e orientata all’azione – alcune delle considerazioni che Più libri mi ha, e ci ha, suggerito.

Innanzitutto va ribadita una riflessione che ritengo fondamentale e che fa da cornice a quelle successive. Le fiere e i saloni del libro devono essere delle occasioni e dei momenti di condivisione. Di condivisione con i lettori dei libri che la piccola e media editoria – una parte importante del nostro sistema industriale e culturale – pubblica e degli autori che scopre: un’offerta tradizionalmente meno visibile nei canali trade. Condivisione tra gli operatori del settore dello scenario del mercato nazionale e internazionale e delle buone pratiche messe a punto dai vari attori della filiera. Condivisione di un dibattito e di una discussione sui temi che attraversano il nostro mondo. Occasione, per un piccolo editore, di mettere meglio a fuoco le problematiche da considerare nell’ipotesi di fare un salto di crescita. Momento in cui valorizzare il confronto fra noi piccoli editori e sede in cui formulare proposte professionali utili a tutta la categoria. Più libri più liberi, in modo particolare e fin dal suo inizio, ha reso questi aspetti il cardine attorno a cui far ruotare la manifestazione.

Questa nostra fiera – e dico «nostra» con grande orgoglio – poggia su tre pilastri. Innanzitutto è una fiera dell’Aie, che i piccoli editori con il supporto della struttura dell’Associazione sono riusciti a far crescere nel corso di questi sedici anni e che sempre di più ci rappresenta. Se giriamo per gli stand, la sensazione che abbiamo è quella di una comune convergenza sui temi centrali del settore: un’«uguaglianza» che è strumento per crescere. In qualsiasi altra fiera, le differenze di fatturato si traducono in differenze di ampiezza degli stand e di sviluppo del layout. A volte, credo, distogliendo il pubblico da ciò che viene esposto e dal progetto editoriale da cogliere tra le copertine e le quarte. Non è mai stato così a Più libri: e ritengo che questo sia un altro pilastro su cui si regge il successo della manifestazione. Il terzo pilastro è il programma professionale: 20 incontri in questa edizione (più quelli organizzati direttamente da imprese di servizio all’editoria), che hanno coinvolto più di 800 partecipanti. Di questo devo ringraziare la nostra struttura: abbiamo chiesto di poter ragionare su alcuni aspetti nevralgici per il settore e l’Aie ci ha seguiti fornendoci strumenti, dati, professionalità diverse della filiera che hanno interloquito con noi. Abbiamo potuto discutere con librai e bibliotecari, esplorare la nostra editoria in molti dei generi che la compongono; abbiamo cercato di capire come affrontare l’internazionalizzazione dei nostri cataloghi e perché per noi rappresenta un’occasione importante; abbiamo cercato di comprendere come un libro possa diventare un film, una produzione cinematografica.

Tutti insieme ci siamo scambiati esperienze e considerazioni a margine di questa edizione, condividendo le proposte emerse. Una base per costruire, con Aie, altri percorsi concreti, in risposta alle esigenze e alle domande del prossimo futuro. Ciò che immaginiamo, per esempio, è la possibilità di aprire in fiera uno spazio di dialogo organico con i librai, nel quale presentare al meglio i nostri cataloghi e i nostri progetti editoriali, cercando di colmare uno dei gap più penalizzanti per i nostri libri: la comunicazione con il punto vendita.

Altri temi sono venuti fuori, non meno importanti per i piccoli come per tutto il nostro settore: primo tra tutti, quello fondamentale della promozione della lettura. Perché tocca anche e soprattutto a noi operatori provare a costruire iniziative ed eventi in grado di ribaltare il dato statistico della «non lettura», consolidare la timida crescita e creare curiosità, voglia di partecipazione, entusiasmo e attenzione verso il libro. In questa direzione si muove anche Napoli Città Libro, una manifestazione che ho fortemente voluto insieme ad altri due editori napoletani associati all’Aie e che culmina, proprio a partire da oggi, in un vero e proprio Salone del Libro che si terrà fino al 27 maggio presso il complesso monumentale di San Domenico Maggiore. Senza dimenticare che la promozione della lettura richiede politiche e risorse economiche adeguate, strutturate nel tempo e sul territorio. E che il buono stato di salute della nostra editoria e dei nostri lettori non può prescindere da altre azioni: dal potenziamento delle biblioteche come infrastrutture per la lettura all'internazionalizzazione come percorso di crescita, sia nella dimensione dell’acquisto che della vendita dei nostri diritti di edizione all’estero. Queste le tracce programmatiche che orienteranno il futuro prossimo della piccola e media editoria.

Siamo uno dei settori più innovativi dell’editoria italiana, con una grande volontà di esplorare nuovi generi, nuove letterature internazionali e nuovi autori. Da Più libri più liberi tutto questo è emerso ed emerge nitido, ancor più chiaro tra le sinuose architetture della Nuvola. La dimensione di «servizio», di «incubatore» per la nostra editoria che l’Associazione ha conferito in questi sedici anni alla fiera è alla base dell’eterogeneità, della vivacità e della crescita della piccola e media editoria. Così è stato, nelle precedenti e in particolar modo nell’ultima edizione. Così sarà in quelle a venire

L'autore: Diego Guida

Sono Presidente del Gruppo dei Piccoli editori dell'Associazione italiana editori. Editore di terza generazione, sono autore di alcune decine di testi scientifici e monografie, alcune centinaia di articoli e interventi sui maggiori quotidiani e periodici nazionali. Giornalista pubblicista, ho ricevuto la Medaglia d’Oro dalla Camera di Commercio di Napoli nell’anno 2007 per il “Valore imprenditoriale e lo Sviluppo dell’occupazione a Napoli”; il premio nazionale per la Traduzione 2013 dal Mibact Direzione Generale Biblioteche, Istituti Culturali ed il Diritto d’Autore, per “l’importante attività di scambio dei contenuti e delle traduzioni di alto profilo qualitativo”; sono docente a contratto presso l’università statale di Salerno e presso l’università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

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