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Fiere e saloni

Il «cuore professionale» di Più libri. Intervista a Diego Guida

di Giovanni Peresson notizia del 22 novembre 2018

Attenzione, controllare i dati.

La crescita del profilo professionale della fiera è cooperata da più fattori. Si è cercato di consolidare il contatto con il pubblico professionale attraverso una newsletter a cura della redazione del Giornale della libreria: prima mensile, poi (da novembre) settimanale, infine quotidiana da martedì 4 dicembre e durante tutti i giorni della fiera. Si è garantita la possibilità di seguire alcuni incontri in streaming e di scaricare a inizio convegno presentazioni e materiali, i dati su cui ragionare, offerti dalle indagini condotte da AIE con la collaborazione di Nielsen e Pepe Research. Si è adottata una prospettiva più internazionale, soprattutto grazie al contributo di ALDUS (la rete europea delle fiere del libro coordinata dall’AE di cui Più libri è parte). Ma, soprattutto, una serie di considerazioni, motivazioni e un nuovo approccio operativo hanno guidato il cambiamento. Con Diego Guida (Presidente del Gruppo piccoli editori di AIE) ne ripercorriamo le tappe.
 

Le oltre 100 mila presenze dello scorso anno sono un bel numero da cui partire.

Che lo scorso anno Più libri più liberi abbia avuto uno straordinario successo di pubblico e di vendite è noto. L’originalità della location ha certamente giocato a nostro favore, pur chiamandoci ad affrontare – visto dal lato del notevole impegno della struttura e dei gruppi di lavoro – il confronto con spazi che non conoscevamo e che ospitavano per la prima volta una manifestazione fieristica peril grande pubblico. La scommessa, quest’anno, è confermare e migliorare i risultati dell’edizione 2017, mettendo a fuoco meglio tematiche e aspetti già presenti nelle edizioni al Palazzo dei congressi, ma che ne La Nuvola avevano bisogno di un’opera di restyling.

Un primo elemento a cui abbiamo lavorato è statala la definizione di un «nucleo» attorno cui articolare incontri e attività dedicate ai professionali nell’edizione 2018 della fiera. Accanto all’impianto tradizionale della manifestazione – che è esposizione, vendita, incontri con autori e dibattiti – i suggestivi spazi de La Nuvola hanno permesso la creazione di un polo altrettanto connotato. Ideato e gestito direttamente da AIE, si tratta del Business Centre, di cui il Club B2B è parte. Un luogo nevralgico d’incontro tra aziende e pubblico professionale.

Su questo si è deciso di investire, evidenziando ulteriormente l’importanza che la dimensione professionale e b2b già aveva – ma dispersa su più spazi – e creando una vera e propria area organica, al centro della fiera. Una scelta forte, assunta per accrescere l’importanza che questi aspetti hanno tanto per gli operatori italiani quanto per quelli stranieri. Non a caso Più libri più liberi in questa edizione si aprirà in modo forte anche all’estero. Una scelta per valorizzare a trecentosessanta gradi una delle vocazioni fondative della fiera: essere punto di riferimento, occasione di discussione, dibattito, ricerca, innovazione, formazione e crescita per gli addetti ai lavori di un comparto industriale importante dell’editoria italiana e non solo


 
Tutto questo si è tradotto in un diverso modo di impostare il programma professionale assieme alla struttura.

Una delle sfide riguarda proprio questo aspetto. Abbiamo immaginato una serie di incontri non strettamente convegnistici, ma che vogliono avere l’ambizione di portare risultati pratici e di indirizzo per il settore. Il tema centrale che abbiamo selezionato – declinato in particolare su tre incontri, più uno internazionale di apertura – è quello della distribuzione e della promozione in libreria. Le difficoltà che hanno i marchi editoriali più piccoli a trovare spazi di visibilità sui banchi e nelle vetrine, a essere ordinati e riassortiti.

Da giugno, io ed Enrico Iacometti, con il supporto della struttura, abbiamo incontrato una decina di operatori – distributori, buyers di catena, librai indipendenti, reti di promozione – per individuare linee guida e operative concrete su cui lavorare. I confronti che abbiamo avuto hanno mostrato un dato indiscutibilmente positivo: la particolare sensibilità nei confronti del nostro comparto. Abbiamo percepito la consapevolezza delle aziende rispetto al nostro ruolo: perché se è vero che il mercato lo fanno i grandi, l’originalità della proposta editoriale viene soprattutto da noi piccoli, per la propensione che abbiamo a rischiare di più su nuovi generi, autori e progetti. E questo paga.

Vorrei far notare come quest’approccio corrisponda anche a un modo diverso di costruire la convegnistica professionale: incontri preparatori, condivisione dei temi, focus tematici articolati su più appuntamenti per un dibattito più puntuale e approfondito, proposte conclusive d’indirizzo e di lavoro.
 
 


Oltre al tema della distribuzione, anche quello dell’apertura internazionale è stato particolarmente valorizzato.

È la grande scommessa di questa edizione. Un programma professionale aperto al confronto con l’estero che pone al centro il tema cruciale della distribuzione, che può tradursi – in un’eccezione ampia – in quello della visibilità. Dalla grafica di copertina al ruolo dei book blogger, fino ai comportamenti d’acquisto dei lettori. Il progressivo sfarinarsi dell’ecosistema tradizionale delle librerie e delle consuetudini commerciali, distributive, logistiche, di comunicazione a cui si era abituati, ha fatto sì che la libreria smettesse di essere la vetrina principale per gli acquirenti e per i lettori. Si tratta di problemi, domande, sfide comuni a tutta l’editoria europea indipendente, o almeno a una gran parte. E guardare con maggiore attenzione a ciò che avviene altrove significa, di fatto, delineare un quadro di ciò che avverrà nei prossimi anni anche da noi, traendo ispirazione da esperienze più mature e, più in generale, confrontandosi con chi fa il nostro stesso lavoro.

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, ma forse non è il viaggio che mi interessa. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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