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Fiere e saloni

Digitale e professionale. A Tempo di libri, due programmi per guardare al futuro

di Redazione notizia del 7 febbraio 2018

Attenzione, controllare i dati.

Un programma professionale è un insieme di strade e percorsi verso il futuro, partendo da un ragionamento sul presente. Un insieme di rotte che si intrecciano e si connettono – così come si interseca la lettura tra libri, device, audiolibri – suscitando conversazioni, idee, suggestioni e dibattiti. Una fiera è come un incubatore per l’avvenire dei suoi lettori e del fare impresa e quindi, accanto al grande pubblico, non può certo dimenticare il l’altro grande pubblico degli editori edegli addetti ai lavori (dalle librerie ai distributori, dalle biblioteche ai grafici e alle tante diverse professionalità nelle quali si è sfrangiato in questi anni il mestiere dell’editore o del redattore). Proprio attraverso la condivisione di dati e di riflessioni, partendo dall’esperienza di ciascuno, questa parte del programma diventa fondamentale per definire l’identikit di chi legge e di chi non legge, per capire l’orientamento del mondo del libro, dentro e fuori le case editrici.

«Il fatto che, anche quest’anno, la presentazione pubblica di Tempo di libri sia avvenuta a Roma, a Più libri più liberi, non è una contingenza dettata dai calendari favorevoli» racconta Giovanni Peresson, curatore del programma professionale. «La manifestazione dedicata alla piccola e media editoria nasceva a Roma sedici anni fa con un’idea fondativa straordinaria: fin dall’inizio, è stata pensata anche come uno spazio in cui l’incontro professionale, la discussione, la presentazione di case history di successo e di dati di mercato diventassero il valore aggiunto che Più libri e l’Aie offrivano a un comparto importante dell’editoria italiana».

Il programma di convegnistica professionale di Tempo di libri altro traduce tutto questo in una manifestazione che reca come sottotitolo fiera internazionale dell’editoria. «Quello che ci proponiamo di fare è fornire sguardi nuovi: su un mercato di acquirenti sempre più politeisti; sulle editorie e gli editori di altri Paesi; su lettori e clienti difficili da incasellare nelle categorie usate fino a qualche anno fa».

A Tempo di libri si indagherà ciò che è successo in questi anni nelle librerie partendo da dati e numeri più puntuali; si comprenderanno meglio le opportunità e le strade dell’internazionalizzazione; si guarderà ai mercati stranieri chiedendosi: ciò che è già accaduto o sta accadendo altrove, con che probabilità avverrà anche da noi?

La fiera milanese affronterà la tematica professionale con una logica di filiera più che di categoria. I convegni e i workshop che articoleranno il programma faranno incontrare i processi che stanno a monte dell’editoria (la produzione di carta e materiali, la stampa, cartiere, la logistica…) e quelli che stanno a valle (la promozione, la libreria, la distribuzione, il lavoro editoriale). Si approfondiranno alcuni segmenti emergenti del mercato oggi, ci si chiederà quali potrebbero essere quelli di domani.

«Pensare al programma professionale di Tempo di libri significa accettare una sfida: raccontare il fascino della parte meno esposta del nostro settore. Non solo il libro, ma chi lo fa. Non solo la storia tra le pagine, ma il lavoro dei tanti che cooperano affinché incontri gli occhi del lettore. Perché non sappiamo mostrare quanto ci siamo innovati? Bisognerebbe partire da qui per riportare il lavoro dell’editore al centro».

D’altronde, dall’invenzione della stampa in poi, quello editoriale è un percorso costellato di innovazione, di scoperte, di piccole e grandi rivoluzioni, di incessante mutamento. Raccolti sotto l’ombrello del digitale, tutti questi temi attraverseranno Tempo di libri, e avranno un loro spazio all’interno della fiera: da Gutenberg a Zuckerberg, nessuno escluso.

«Un’intera area sarà dedicata all’innovazione, visibile e riconoscibile, dove il pubblico – bambini, ragazzi, insegnanti, adulti, professionisti – potrà conoscere i cambiamenti in atto nel settore editoriale» racconta Cristina Mussinelli, responsabile del programma digitale. «Non solo il passaggio dal tradizionale libro cartaceo all’e-book, ma anche tutti gli altri nuovi servizi e prodotti che gli editori hanno realizzato nel campo del digitale».

Un percorso espositivo racconterà l’evoluzione del libro dall’invenzione della stampa fino alle ultime frontiere dell’innovazione e della tecnologia e un’agorà sarà il luogo dove confrontarsi sulla dialettica tra analogico e digitale. Il Museo della stampa di Lodi allestirà un’area per la stampa per far vedere come si creavano i libri ai tempi di Gutenberg; ci saranno poi una vetrina (a cura dell’Associazione Librai Antiquari d'Italia) in cui saranno esposti preziosi esemplari di libri antichi e una rassegna dei nuovi device per la lettura e la consultazione di contenuti (la collezione di e-reader del professor Roncaglia).

Anche quest’anno sarà realizzato, in collaborazione con la Fondazione Lia, lo spazio I libri di tutti dedicato all’accessibilità, dove presentare le varie soluzioni di lettura accessibile (dal braille al digitale). Ci saranno anche una serie di Reading al buio per le scuole e per il pubblico adulto, in cui autori e lettori non vedenti si alternano nella lettura di brani di libri.

«L’area digitale ospiterà uno spazio incontri con un fitto programma di eventi pensati per avvicinare il pubblico al mondo dell’editoria in modo divertente, emozionante e non tradizionale, approfondendo temi di attualità, le tematiche legate all’innovazione tecnologica e gli effetti che le contaminazioni con altri mondi – cinema, tv, videogiochi, social – hanno sul modo con cui i contenuti, le storie, i personaggi si possono espandere».

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