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Editori

Stimare il mercato del self publishing è possibile?

di E. Draghi notizia del 17 aprile 2013

Attenzione, controllare i dati.

Considerata ormai una delle tendenze affermate nel 2013 editoriale, il self publishing ha solleticato l’interesse e le mire di retailer ed editori internazionali ma anche italiani, pensiamo alla piattaforma di self publishing che Mondadori ha da un anno in rampa di lancio e che, secondo quanto dichiarato in una recente intervista rilasciata da Riccardo Cavallero, sembrerebbe in questi mesi in dirittura d’arrivo.
Capire quali siano le dimensioni di questo mercato e come si struttura non è affatto facile. Basta pensare a quello che sta succedendo oltre Oceano. La settimana scorsa Barnes & Noble ha rilanciato la sua piattaforma di self publishing PubIt! con il nuovo nome di Nook Press a sottolineare un restyling che tuttavia non risolve alcune delle problematiche tecniche più importanti della piattaforma (come la limitazione del servizio ai soli autori americani). 
Nel comunicato stampa di inaugurazione dell’update del servizio Barnes & Noble ha rilasciato alcune interessanti dichiarazioni: ogni trimestre la piattaforma continua ad attrarre un buon 20% di autori indipendenti; i titoli auto pubblicati aumentano del 24% ogni quattro mesi; la domanda di questi titoli continua a crescere, il 30% dei clienti Nook ne acquista ogni mese, tanto che questi contenuti rappresentano il 25% delle unità vendute su Nook mensilmente.
Sono dati che fanno riflettere soprattutto perché è opinione comune che, sebbene i self publishers si siano ormai riservati una buona quota di mercato su Amazon, sugli altri retailers i loro titoli non riscuotano altrettanto successo. Parlando di Amazon, si stima che l’influenza della piattaforma di e-commerce sul mercato statunitense si aggiri intorno al 60-65%, mentre la restante parte del mercato sia diviso (non equamente) tra Apple e Barnes & Noble, con Kobo e Google che insieme raggiungono circa il 5%. E allora, in totale, quanto è grande la fetta del self publishing made in Usa?
Una risposta a questa domanda ha provato a darla David Gaughran in un articolo pubblicato sul suo blog e segnalato da Digital Book Word come uno degli interventi più interessanti della settimana rispetto all'editoria digitale.
David Gaughran ha tentato di quantificare la quota di mercato del self publishing americano – nonostante Amazon non abbia mai reso noti i dati in suo possesso – tentando di desumerla dalle classifiche dei più venduti. Nell’agosto 2011 Amazon ha lanciato il suo Indie Kindle Store che mette in mostra i titoli di diversi autori KDP, le cui opere sono ordinate in una Top 100 in base alle vendite. Confrontando questa classifica con quella dei più venduti in generale ci si può fare un’idea di quanti dei libri più venduti siano stati auto pubblicati.
Dal momento del lancio della Indie Top 100, per diversi mesi, il blogger ha confrontato i titoli entrati in questa classifica con la posizione ricoperta in quella generale arrivando così a stimare che il 20-25% dei titoli più venduti sul Kindle Store erano auto pubblicati. Dalla stessa ricerca condotta oggi si desume che questa percentuale è salita al 29%. Tuttavia, poiché il Kindle Store non tiene conto solo delle vendite dei libri digitali, ma anche degli abbonamenti a quotidiani, periodici, blog e giochi, se sottraiamo anche questi elementi «non-book» la percentuale dei libri self published supererebbe il 30%. Questa deduzione collima grossomodo con le informazioni limitate che provengono da Amazon, che ha recentemente pubblicato la classifica dei libri più venduti su Kindle nel 2013 (da gennaio a marzo): sette dei primi 20 sono opere auto pubblicate.
Ora, secondo le stime precedentemente illustrate sulle quote di mercato appartenenti a Amazon, Barnes & Noble e Kobo potremmo desumere che gli autori self publishing si sono presi circa il 25% del mercato e-book degli Usa.
Vista la scarsità di dati precisi e ufficiali in merito possiamo concludere che, quelle di Gaguhran sono solo deduzioni, soprattutto mancano alcune informazioni fondamentali, il numero di titoli li conosciamo (ed è facile conoscerli) quello che sarebbe interessante sapere sono invece i volumi di vendite e di valore che il self publishing genera per le piattaforme e per gli autori e quindi la concentrazione delle vendite (e dei successi, come temiamo) soltanto attorno ad una ristretta platea di autori.

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