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Editori

Ritrovare chiarezza per richiamare il lettore. Intervista a Manuel Kromer

di Camilla Pelizzoli notizia del 27 giugno 2017

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Attivi da più di centocinquant’anni, nati quando a vendere i libri c’erano i colportori coi carretti, oggi Claudiana è una delle maggiori case editrici di ambito religioso. Con l’acquisizione di Paideia alla fine del 2016, la sua posizione del mercato si è ulteriormente rafforzata, e ora si appresta a celebrare i buoni risultati e il cinquecentenario della riforma protestante. Abbiamo parlato con Manuel Kromer, direttore della casa editrice, per capire i motivi del successo di Claudiana come casa editrice con una sua catena di librerie.

Com’è Claudiana ora, e come si è sviluppata in più di un secolo e mezzo di attività?

Nell’arco degli ultimi anni, in particolare da quando nel 2004-2005 abbiamo deciso di diventare una società a responsabilità limitata avendo come soci le quattro Chiese (la Chiesa Evangelica Valdese, la Chiesa Evangelica Luterana in Italia, l'Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia e l'Opera per le Chiese Evangeliche Metodiste in Italia; prima eravamo direttamente legati alla Chiesa Valdese), c’è stata un’evoluzione che ha portato a una crescita importante, anche attraverso l’acquisizione di Paideia, che è confermata dall’andamento di questi primi mesi del 2017. Presentarci sul mercato così, e proprio per l’anno del cinquecentenario della riforma protestante, è da una parte una sfida e dall’altra una grande opportunità, che ci sta dando molte soddisfazioni.

Le problematicità del settore religiosa sono in parte legate a un ingresso più forte degli editori di varia, in parte anche a una mancanza di varietà nella proposta, di tentativi di andare oltre l’aspetto puramente confessionale. Come state tentando di aggirarle, nello sviluppo del catalogo?

C’è anche un altro aspetto problematico che mi preme sottolineare, ovvero la netta separazione che c’è in Italia tra religione e altre scienze umane, in particolare in ambito universitario (chiara anche dalle classificazioni fatte da ANVUR in cui la categoria «Teologia» non è contemplata); una divisione che non c’è nel mondo protestante. Libri che noi pubblichiamo e che potrebbero stare senza alcun problema negli scaffali dedicati ad altre discipline – come, ad esempio, una recente biografia di Martin Lutero, scritta da un professore di storia dell’Università di Berlino – vengono posti soltanto negli scaffali di religione. Una separazione così netta non ci trova d’accordo. Anche per questo negli ultimi anni stiamo cercando di dare indicazioni precise almeno per la catalogazione nelle biblioteche, con una persona esperta che ci prepara le schede CIP.

Tornando alle altre difficoltà del settore, è indubbio che, nel momento in cui i grandi editori di varia si sono resi conto del mercato di alcune tipologie di libro, si sono subito imposti, e per le altre case editrici confessionali è stato un grave danno. Noi in Claudiana cerchiamo di differenziare il catalogo: come nelle nostre librerie si trova di tutto, dalla narrativa ai libri per ragazzi, fino al settore specificamente teologico (dove a sua volta ci sono testi sul cattolicesimo, il protestantesimo, l’ebraismo), così questa linea si «ripercuote» sulla casa editrice. Ad esempio, abbiamo sempre partecipato al dibattito pubblico, sin dagli anni Settanta, anche sui temi più scottanti (come pacifismo, divorzio, aborto, eutanasia).

Questa apertura ci ha molto favoriti. La stessa casa editrice Paideia non può essere ridotta alla definizione di casa editrice cattolica: ha un catalogo che nella parte strettamente teologica avrà forse un 60% di autori cattolici e un 40% protestante, e contemporaneamente ha una parte importante di filologia latina e greca, di testi sul vicino Oriente, di lingue semitiche… D’altronde un libro è buono a prescindere dalla confessione di chi lo scrive: se un libro è buono è buono, stimola e stuzzica noi lo pubblichiamo.

In generale, l’obiettivo rimane comunque quello di richiamare l’attenzione del lettore, fornendo libri che rispondano alle loro esigenze. Tra le nostre proposte, hanno avuto un buon riscontro (di pubblico e di critica) i libri della collana Per chi non ha tempo, che in volumi tutto sommato contenuti – per gli argomenti trattati – riesce a fornire una panoramica completa e accessibile. È stato particolarmente apprezzato il libro dedicato a Karl Barth.
Inoltre siamo attivi anche nell’editoria per ragazzi; al momento la produzione è meno intensa, ma ci sembra di aver individuato dei professionisti con cui collaborare per vedere se verranno fuori delle cose interessanti. Uno dei nostri titoli di punta rimane Racconta la Bibbia ai tuoi ragazzi, insieme a I popoli della Bibbia, che abbiamo venduto in ventiquattro Paesi. Si vendono bene anche i diritti di una delle nostre collane più «pop», dedicata all’analisi di personaggi e opere contemporanei e molto popolari: si va da Il vangelo secondo il Piccolo Principe a Il vangelo secondo Harry Potter.

Ha già accennato il rapporto tra la casa editrice e le librerie. Cosa comporta il rapporto tra queste due parti di Claudiana?

Mantenere un contatto col pubblico è importante, e in questo le librerie per noi sono fondamentali. I librai sono la nostra porta sulla società, altrimenti l’editore rischia di rimanere isolato e perdere il contatto con la realtà. Invece le librerie col loro contatto quotidiano riescono davvero a comunicarci opinioni e suggestioni dei nostri lettori. Non sono pochi i libri nati proprio dai suggerimenti dei lettori. Per esempio stiamo preparando un libro il cui tema ci è stato consigliato da una lettrice: Il vangelo secondo Robinson Crusoe.

Torniamo sul mercato in generale. Ci sono delle possibilità, attraverso innovazioni e cambiamenti di rotta, per cui gli editori possono imparare a muoversi nel nuovo panorama economico?

Mi permetto di rovesciare il ragionamento. La crisi dell’editoria religiosa prende le mosse certamente dagli editori che hanno le loro colpe, ma una delle grandi componenti della crisi del settore parte dalle librerie (non per niente molte hanno chiuso); ovviamente, se un editore si rapporta essenzialmente con questa tipologia di punti vendita, ha sentito la crisi in maniera molto forte. Da cosa nasce questa crisi? La libreria religiosa deve bilanciare la mission commerciale e la missione evangelica: un equilibrio a volte difficile, che negli anni in cui il mercato era più stabile ha significato una generale mancanza d’attenzione verso l’aspetto gestionale-finanziario e la compatibilità economica col mercato, affidandosi all’andamento della nicchia, che si credeva anti-ciclica. Poi non è più stato così, e questo ha creato un circolo di insolvenze e deficit che spesso si è risolto solo con l’intervento di ordini religiosi. Io credo che si uscirà dal problema solo quando sarà concluso il processo di razionalizzazione in corso (ad esempio ultimo, in ordine di tempo, il trasferimento del magazzino di Proliber a Padova, che sta portando molti editori a rivedere la propria distribuzione). Ovviamente la razionalizzazione è un processo che coinvolge anche le case editrici. Negli anni passati le case editrici del settore si sono fatte una concorrenza spietata, puntando su prezzi bassissimi - con pochi centesimi di euro di differenza - e margini sempre più ridotti, pubblicando magari la stessa enciclica del Papa. Una concorrenza che in fondo non è servita a nessuno. Per uscire da queste difficoltà bisogna ritrovare chiarezza.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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