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Editori

L’E-learning nel settore accademico. L’esperienza di McGraw-Hill Education

di Antonio Lolli notizia del 16 febbraio 2017

Attenzione, controllare i dati.

L’offerta di prodotti destinati all’apprendimento universitario si è arricchita negli ultimi anni di strumenti in grado di rispondere sempre di più alle esigenze specifiche di ogni studente, grazie a tecnologie adattive e piattaforme di e-learning e di tutoring online.
Uno dei principali player del settore è McGraw-Hill Education, il colosso editoriale che nel 2016 era al nono posto nella classifica dei maggiori gruppi editoriali del mondo e che a oggi pubblica in più di 135 Paesi del mondo e in quasi 60 lingue. McGraw-Hill ha iniziato il suo percorso in Italia nel 1986 e a oggi conta più di mille titoli nel catalogo generale che spaziano dall’economia all’ingegneria, dalle scienze pure alle discipline sanitarie, fino alle scienze umane.
Abbiamo chiesto a Teresa Massara – Programme & Portfolio Manager di McGraw-Hill Education Italy – di fare il punto sui vantaggi che possono derivare dall’utilizzo di strumenti di ausilio allo studio e sul livello di attenzione che suscitano oggi nel nostro Paese e all’estero.

 

Quali sono i principali punti di forza delle piattaforme di e-learning di McGraw-Hill?

Credo che il principale punto di forza di McGraw-Hill Education stia tutto nella decisione di essersi trasformata in questi ultimi anni in una learning science company, ponendosi come partner di educatori, università ed enti di formazione in tutto il mondo, per lo sviluppo di soluzioni di apprendimento adattivo e, ancor più di recente, di ecosistemi di apprendimento aperto, con lo scopo di aumentare il coinvolgimento degli studenti e migliorarne gli obiettivi di apprendimento.
In questi anni abbiamo investito molto, sia nell’approfondimento delle più attuali tendenze nelle scienze cognitive, sia in tecnologia, per portare tutto il beneficio del nostro apprendimento adattivo a docenti e studenti. Nel primo caso, l’obiettivo è quello di consentire ai docenti di essere quanto più possibile efficaci nel rispondere ai bisogni individuali di ogni discente.Nel caso degli studenti, invece, il nostro impegno è finalizzato ad aiutarli nell’apprendere, favorendo la costruzione di un percorso di apprendimento individuale, che si adatti al «passo» di ognuno di loro e alle sfide che incontra nel proprio percorso educativo.
In sintesi, posso dire che il nostro obiettivo principale è quello di migliorare l’esito complessivo, l’outcome, del processo di apprendimento, facendoci guidare dall’approccio delle scienze della formazione nel progettare strumenti, piattaforme e servizi che migliorino le performance e i risultati e che fondamentalmente si sintetizzano in: un ecosistema aperto con contenuti solidi e curati, una tecnologia adattiva (per personalizzare il percorso di apprendimento) e dati e analisi costantemente rivalutati per guidare le decisioni future.

 

Dal vostro punto di vista come sta evolvendo l’attenzione dei docenti e degli studenti italiani verso questi prodotti?

In Italia, constatiamo che l’adozione di nuove tecnologie di apprendimento adattivo varia: per esempio, il cambiamento è più rapido nelle facoltà tecnico-scientifiche e più lento in quelle di ambito umanistico, peraltro in linea con altre ricerche rese pubbliche di recente. Tuttavia, quanto più docenti e studenti scopriranno i benefici che possono derivare da un apprendimento di tipo adattivo, tanto più potremo aspettarci un aumento di domanda per questo tipo di risorse nel prossimo futuro.

 

In quali materie di studio avete notato un maggiore interesse dei docenti italiani?

Come in parte anticipato prima, certamente le discipline tecnico-scientifiche sono quelle in cui si è rilevato maggior interesse, e per alcuni aspetti anche quelle mediche.


Quali differenze è possibile riscontrare tra gli studenti e i docenti italiani e quelli di altri Paesi in relazione all’utilizzo delle piattaforme?

Anziché le differenze, ci piace osservare le molte similitudini che esistono quando parliamo di sfide e di opportunità in ambito educativo. Per esempio, in Italia, pensare di «muoversi» dalla carta al digitale si associa, spesso, ad altre considerazioni, come la presenza di reti wifi in grado di sostenere il traffico di dati, oppure la disponibilità di device tecnologici per gli studenti nelle aule. Lo stesso, tuttavia, accade in molti altri Paesi del mondo: in UK, per esempio, alcune aree più periferiche hanno le stesse nostre difficoltà di copertura della rete. La cosa importante, tuttavia, è riuscire a creare ecosistemi di apprendimento che siano aperti e interoperabili, dove piattaforme e altri tools digitali siano in grado di lavorare assieme in modo fluido, consentendo ai docenti di attingere a qualsiasi combinazione di soluzioni di apprendimento ritenute migliori per i loro obiettivi. Inoltre, gli educatori hanno bisogno di avere a disposizione dati che li aiutino a rivedere i processi e a fare «squadra» per ottenere il massimo da ogni interazione con i loro studenti. È necessario, inoltre, che tutte queste soluzioni disponibili sul mercato abbiano un’efficacia provata. Sappiamo, inoltre, che anche gli studenti hanno necessità di prodotti che si adattino al loro personale stile di apprendimento e al loro contesto «unico». C’è bisogno di strumenti che li aiutino a rendere il massimo, in condizioni – anche stringenti – di tempo da dedicare allo studio individuale. Prediligono, inoltre, un accesso mobile alle risorse, che permetta loro di poter studiare ovunque e in ogni momento.   Questi temi sono comuni agli studenti di tutti i Paesi del mondo.
Il nostro obiettivo è sviluppare soluzioni che forniscano un’esperienza di apprendimento personalizzato, basato sui punti di forza e di debolezza di ogni singolo studente, che fornisca loro un feedback in tempo reale e che, in ultima analisi, si traduca in un miglioramento significativo nella ritenzione delle conoscenze, nella fiducia in se stessi e, non ultimo, nel loro successo come studenti.
Per McGraw-Hill Education, il focus non è tanto sulla tecnologia fine a se stessa, quanto nel lavorare a stretto contatto con scuole, università e altri enti formativi, siano questi negli Stati Uniti, in Italia, in UK, in Spagna o in ogni altro Paese del mondo, per aiutarli a raggiungere i loro obiettivi e a migliorare gli esiti di apprendimento dei loro discenti.

L'autore: Antonio Lolli

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Dopo la laurea in Ingegneria e l’esperienza di ricerca in ambito accademico svolta presso l’università di Bologna, seguo il mondo editoriale nelle sue diverse sfaccettature, con particolare interesse per il confronto tra le realtà dei diversi Paesi del mondo e per le ultime novità dal punto di vista produttivo e tecnologico.

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