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Editori

L'Argentina è già un paese per vecchi... scrittori

di E. Draghi notizia del 30 ottobre 2012

Attenzione, controllare i dati.

Buone notizie per gli scrittori… argentini. Gli autori di Buenos Aires d’ora in poi avranno diritto ad una pensione mensile fino a 900 dollari. L’idea nasce a partire da un programma volto pensato per continuare a coltivare la serra dei talenti nazionali, basato sulla convinzione che la cultura sia la prima molla che conduce al progresso. Uno degli scrittori beneficiari del vitalizio, Alberto Laiesca, ha affermato che «il programma è magnifico e restituisce dignità a tutti coloro che hanno faticato una vita intera per la letteratura».
Gli aspiranti «pensionati» saranno selezionati da un comitato che valuterà l’idoneità della loro richiesta. I requisiti richiesti sono: un’età superiore ai 60 anni, aver pubblicato (in forma cartacea) minimo cinque libri in lingua spagnola – si va dalla poesia alla saggistica e dalla narrativa in tutte le sue declinazioni, compresa quella di genere –, aver vissuto in Argentina per almeno 15 anni. Non sono ammessi gli autori self-publishing o quelli che hanno pubblicato solo e-book: carta canta, evidentemente. 
Bisogna riconoscere che si tratta di criteri condivisibili anche se non tutti facilmente dimostrabili (bastano 5 libri a caso o queste opere devono avere avuto una certa risonanza dentro e fuori il paese?) tanto che solo i due terzi degli scrittori che finora hanno soddisfatto i requisiti posti dalla legge sono stati accettati dal programma di assistenza.
Per il momento il «piano pensioni» riguarda solo la capitale argentina ma esiste già un disegno di legge che propone di estendere il sussidio a tutto il territorio internazionale.
È dunque previsto un esodo massiccio di letterati provenienti dai quattro angoli del mondo ansiosi di trasferirsi nel paese della cuccagna? Possibile. Sicuramente in Europa, dove la crisi ha messo in discussione anche le pensioni «canoniche», siamo ancora molto lontani dall’attuazione di un progetto simile. Eppure questo non è un tema nuovo: durante le prime discussioni sulla legittimità del diritto d’autore da più parti era stata paventata la necessità di una pensione che permettesse alle menti più brillanti del Paese di «tirare a campare» serenamente, consentendo loro di svolgere la professione intellettuale a tempo pieno.

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