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Editori

Hoppipolla. La cultura indipendente per corrispondenza diventa (anche) una casa editrice

di Federico Vergari notizia del 23 January 2019

Attenzione, controllare i dati.

Hoppipolla è una canzone dei Sigur Ros, ma è anche una parola islandese intraducibile. Di quelle che con l’ausilio di più termini potrebbe significare: l’audace arte di saper saltare nelle pozzanghere. Non sopra, per superarle. Ma nelle, cioè dentro. Perché è bello, divertente e semplice. Hoppipolla è anche il nome di una giovane realtà italiana che dal 2016 cerca di coniugare design, creatività ed editoria.
 
La sua storia parte da parecchio lontano, da dentro una scatola. Sì avete capito bene. Con un claim che recita la cultura indipendente per corrispondenza, Hoppipolla proponeva (e continua tutt’ora a farlo) scatole con all’interno il meglio che potesse offrire la cultura indipendente nostrana in quel momento: dall’illustrazione al design passando per l’enogastronomia e la narrazione. Per conoscere meglio questo mondo abbiamo fatto due chiacchiere con Carlotta Colarieti, a cui è stata affidata la cura della parte editoriale.
 


Qual è la tua formazione e di cosa ti occupavi prima di entrare (letteralmente e non) dentro le scatole di Hoppipolla?
 
Nasco come editor di narrativa. Ho iniziato il mio percorso giovanissima quando andavo ancora all’università; fondamentale è stato il mio passaggio all’interno di «Effe – Periodico di altre narratività», una rivista indipendente che sta avendo molto successo ed è giunta ora al decimo numero, per cui facevo scouting di autori esordienti. Lavoro tutt’ora anche per 42Linee, uno studio editoriale.


Da dove arriva l’idea delle scatole?

È stata – secondo me – un’intuizione geniale. La scatola-sorpresa è nell’immaginario bambinesco di tutti noi. La nostra generazione è nata e cresciuta con le scatole e le buste-sorpresa vendute dall’edicolante. Hoppipolla ha avuto il merito di unire questo elemento «fantastico» con il design e la cultura. E lo ha fatto nel 2016 in un momento in cui l’editoria e la cultura indipendente soffrivano rispetto ai lavori che potremmo definire più mainstream.
 

 
Cosa si trova dentro una scatola?
 
Si trovano piccoli oggetti di design, quaderni, matite, illustrazioni, spille, ricercati prodotti di gastronomia come tè e cioccolata di qualità e ovviamente anche i libri.
 
 
A proposito di libri, nelle scatole recapitate fino a ora è stato possibile trovare anche delle anteprime…

Vero. Quasi tutti i libri usciti nelle box erano anteprime. Abbiamo collaborato con L’Orma Iperborea, Minimum fax, Sur, Bao Publishing, Nottetempo e tante altre case editrici.




Come è nata la tua collaborazione con il team creativo di Hoppipolla?
 
Mi hanno contattata per pensare a delle pubblicazioni che potessero entrare nelle scatole.


Quando dici entrare intendi…
 
[Ride] Entrambe le cose, sia da un punto di vista concettuale, e cioè libri in linea con il progetto, sia da un punto di vista di dimensioni. I libri dentro le scatole devono rispettare determinate misure per integrarsi con il packaging del progetto.
E poi mi è stato proposto di pensare un progetto editoriale più ampio che continuasse ovviamente a passare per le box, ma che avesse anche una sua vita autonoma, praticamente una vera e propria casa editrice.
 


Ti hanno contatta per una consulenza e poi sei rimasta. Ti ricordi il primo libro che hai proposto?

Certo! All’epoca lavoravo in America e mi occupavo della compravendita dei diritti per la AM-Books, una casa editrice di fumetti. Fu proprio un graphic novel il mio consiglio per Hoppipolla. Si trattava di Gran bola de helado di Conxita Herrero. La storia narra la precarietà della vita per i nati tra gli anni ottanta e i novanta. I fumetti della Herrero sono strani e inusuali. Fu un piccolo azzardo, ma rispettava pienamente l’anticonformismo del progetto Hoppipolla. Per questo il titolo mi sembrava azzeccato e infatti piacque e funzionò.



Fumetti, guide turistiche atipiche e tanta illustrazione sono finite nelle scatole. Dove si dirigerà la casa editrice Hoppipolla?
 
Ci occuperemo principalmente di graphic novel. Saranno sia nostri, sia comprati dall’estero. La prima sarà Khalat. Lo spunto parte da un racconto – ovviamente riadattato – di Davide Coltri che è un esordiente e a marzo uscirà con una raccolta di racconti per Minimum fax. L’illustratrice invece sarà Giulia Pex. Khalat racconta la storia di una ragazza curda e di come l’arrivo del conflitto abbia stravolto la sua vita e tutti i suoi piani. È un racconto di guerra che ci parla di chi si vede costretto a lasciare casa sua in cerca di un rifugio e al tempo stesso ci racconta queste persone «prima». Com’era la loro vita prima che cambiasse radicalmente.
 


Quante pubblicazioni prevedete in un anno?
 
Quest’anno arriveremo a sette, il prossimo otto e quello dopo ancora a dieci. L’idea – speriamo – è quella di andare in crescendo.
 
 
Quanti siete in casa editrice? Che ruoli avete?

Ci sono io che mi occupo della direzione editoriale e del coordinamento di autori e illustratori. C’è un redattore e ci appoggiamo anche ad uno studio esterno. Abbiamo una grafica interna molto brava e l’età media è sotto i trenta anni.
 

 
Che tipo di distribuzione avete?

Nasciamo con un progetto di distribuzione particolare. Inizialmente i libri si potevano acquistare solo come parte del contenuto delle scatole [che possono essere acquistate singolarmente o in abbonamento, con varie formule], ora anche attraverso lo shop online dove ci sono tutti i prodotti contenuti nelle scatole, venduti sfusi. Da aprile saremo in libreria con Messaggerie.
 
Come vi vedete da qui ai prossimi cinque anni? Cosa ti auguri?
 
L’obiettivo è aumentare i titoli senza smettere di fare quello che ci piace. Magari contribuire ad abituare e ad avvicinare il lettore italiano medio al graphic novel.
 

L'autore: Federico Vergari

Giornalista. Scrive per il web, la carta stampata, parla in radio e collabora con il Tg di una televisione locale romana. Si occupa prevalentemente di cultura, cronaca, sport e nuove tecnologie. Per Tempo di libri cura i contenuti del Bar Sport, un luogo dove si raccontano storie e l'editoria si fonde con la narrazione sportiva.

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