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Editori

Gli Europei dell’editoria. Il calcio tra libri, ideologie e copyright

di E. Draghi notizia del 1 giugno 2012

Attenzione, controllare i dati.

Gli Europei cominciano tra qualche settimana e il calcio – come sempre in Italia, a dir la verità – è in primo piano, non solo negli stadi, in tv, tra le pagine dei libri e sui giornali, ma anche su Internet.
Ci siamo già occupati di monitorare la situazione «classifiche» per quanto riguarda il panorama editoriale (librario), tra biografie, saggi e manuali ma non è finita qui.
Il calcio non è solo sulla «Gazzetta dello sport»: domenica 27 maggio su «la Lettura» del «Corriere della Sera» è uscito un bell’articolo di Tommaso Pellizzari (Palloni sgonfiati) sulla connessione tra calcio e ideologia neoliberista tra diritti tv, «concorrenza di forza lavoro straniera» e «modello tedesco».
Ma forse è sfuggito ai più che in Europa si discute anche del famoso sport tra Web e tribunali – no , non parleremo di scommesse illegali – in riferimento alla sentenza, datata 1 marzo 2012, con cui la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che i «calendari calcistici» non sono opere d’ingegno… Molti potrebbero rilevare che non c’era bisogno di un magistrato per capirlo ma tant’è.
La diatriba ha avuto origine quando la Football Dataco (la società che gestisce in esclusiva i diritti economici sui calendari calcistici per la Premiere League e la Football League inglesi e scozzesi) ha accusato Yahoo!Uk e alcune società di scommesse di aver usato le informazioni dei calendari delle leghe di calcio in violazione alle leggi sul copyright.
Per la Football Dataco infatti, i calendari sarebbero stati equiparabili a database con una loro architettura particolare e quindi protetti, sotto il profilo legale, perché equivalenti a qualsiasi altra opera di ingegno. Infatti, essi sarebbero soggetti a un aggiornamento di contenuti che comporterebbe, da parte del loro autore, uno sforzo intellettuale e creativo.
La questione è stata esaminata prima dalla High Court inglese e, successivamente dalla Court of Appeal che però ha ritenuto necessario l’intervento della Corte di giustizia europea, l’unica con l’autorità per dare la giusta interpretazione delle direttive dell’Unione sul diritto d’autore cui si appellava la Football Dataco.
La sentenza definitiva della Corte ha stabilito che, per essere tutelato dalle normative europee sulla proprietà intellettuale, l’inserimento di dati nei database dei calendari calcistici deve costituire «un’espressione originale della libertà creativa del suo autore» e, perché questa condizione si verifichi, non bastano l’impegno intellettuale e il know how usati per l’elaborazione delle informazioni se ciò «non esprime alcuna originalità nella scelta o nella disposizione dei dati ivi contenuti».

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