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Editori

Dai super best seller alle vendite orizzontali

di Giovanni Peresson notizia del 5 settembre 2017

Attenzione, controllare i dati.

Tra l’ultimo decennio del secolo scorso e il primo di questo, l’editoria italiana e quella mondiale sono state attraversate da un fenomeno editoriale che per dimensioni e continuità non aveva precedenti, tanto da spingere all’adozione del termine «super best seller».
 
J.K. Rowling prima di tutto (i titoli della saga di Harry Potter escono tra il 1997 e il 2007), e poi Dan Brown (dai primi anni 2000), la trilogia Millennium di Stieg Larsson (dal 2005 al 2007), il ciclo di romanzi di Stephenie Meyer (il primo titolo è Twilight, pubblicato nel 2005), Paolo Giordano (La solitudine dei numeri primi, 2008), Ildefonso Falcones (La cattedrale del mare, 2006), Roberto Saviano (Gomorra, sempre 2006)… questi sono alcuni degli autori che, con le loro opere, comparteciparono all’emergenza del fenomeno.
 
Nel 2008 e poi ancora nel 2009 – e quindi già in fase discendente del fenomeno, che si concluderà con la saga delle Cinquanta sfumature (ma siamo nel 2011) – i cinquanta titoli più venduti rappresentavano a valore tra l’11% e il 12% del mercato della sola libreria. I cinquanta titoli più venduti contribuivano, cioè, per una cifra oscillante tra i 130 e i 140 milioni di euro all’anno al valore complessivo dei canali trade.
 
Poi, come si vede (consulta a questo link la presentazione completa), le vendite dei primi cinquanta titoli iniziano a rivestire un peso progressivamente decrescente, fino all’attuale 7% (ma nel 2014 erano appena il 5,9%). In una certa misura potremmo dire che, con qualche best seller in più tra 2011 e 2014, la perdita di vendite e di fatturato per l’editoria italiana sarebbe stata meno acuta e drammatica.


Le vendite si sono fatte in questi anni più orizzontali. I picchi si raggiungono oggi attorno alle 60-70 mila copie: certo, mancano i dati relativi ai download degli e-book, che potrebbero cambiare in maniera importante le dimensioni del fenomeno, ma il fatto resta. Una maggiore orizzontalità nelle vendite potrebbe essere compensata (anche qui il condizionale è d’obbligo) da un ciclo di vita del titolo relativamente più lungo e distribuito tra la carta e il digitale, tra le librerie e gli store online. E poi entrano generi (i bambini anzitutto, ma anche un autore come Carlo Rovelli con le sue Sette brevi lezioni di fisica) ed editori «nuovi» (o relativamente tali): Sellerio (e non più solo con Camilleri), E/O, NN Editore e via dicendo.

Resta da interrogarsi sull’eccezionalità della stagione dei super best seller e sul perché «casi» simili si siano eclissati all’orizzonte. Premesso che oggi una parte di quelle vendite ci sfugge (il solito Amazon che non fornisce i dati per la carta come per gli e-book), c’è un fenomeno forse più profondo che non è riconducibile solo alla dimensione creativa ed autoriale della scrittura e della narrazione, ai cambi generazionali degli autori, alla loro capacità di intercettare aspettative e sentimenti sociali. 

In una società molto più frammentata nei suoi interessi e gusti (anche di lettura) – composta, più che da pubblico o pubblici, da «comunità» che si ritrovano su Internet – diventa difficile trovare, scegliere (e prima ancora scrivere) un libro con elementi narrativi che siano fattor comune a molte centinaia di migliaia di persone.

In una società «liquida» (per usare un’espressione abusata ma di comodo) diventa difficile scriverle e trovare un libro come i super best seller del decennio scorso. A meno che non abbiano ragione coloro che vedono nella serialità televisiva – con le sue forme di scrittura e di linguaggio – la nuova via del romanzo popolare di questi decenni.

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, ma forse non è il viaggio che mi interessa. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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