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Editori

«La parola restituita alla sua essenza». Intervista a Luigi Brioschi

di Camilla Pelizzoli notizia del 11 luglio 2017

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Guanda, quando si parla di poesia in Italia, è un nome che non manca mai. Casa editrice pioneristica all’epoca della sua fondazione, nel 1932, quando presentò in Italia grandi autori europei ed esponenti delle correnti più innovative, oggi presenta un catalogo ricco e variegato, che negli anni si è aperto anche alla narrativa. Ma la collana La Fenice, tra le prime del lungo corso editoriale e richiamo al logo – proposto dal pittore Carlo Mattioli – continua a distinguersi per la proposta di autori classici e contemporanei, principalmente stranieri.

Dal 1988 la direzione editoriale è affidata a Luigi Brioschi, che dunque la guida sin da quando fu acquisita da Longanesi (1986). Un’esperienza quasi trentennale in cui la poesia ha sempre giocato un ruolo importante, tanto che uno degli ultimi progetti della casa editrice è stato proprio l’avvio a gennaio di quest’anno di una nuova collana tascabile di poesia. Torniamo dunque a parlare con lui, dopo il dialogo avvenuto a Tempo di libri sull’argomento, della situazione della poesia oggi, di Guanda e delle tendenze future.

La poesia è un settore che nel corso degli anni ha subito un calo intenso; ma sembra anche che negli ultimi mesi ci sia stato un leggero movimento verso l’alto.

La poesia è il linguaggio letterario portato alla sua essenzialità, la parola restituita alla sua essenza, e forse è naturale che i suoi lettori (con le dovute eccezioni) non siano tantissimi. Questo, indipendentemente dalle piccole oscillazioni che possono esservi da un anno all'altro (il successo poi di certe letture pubbliche, di certi tipi di fruizione mi sembra un po' un fenomeno a sé.) Ma se la poesia rappresenta quello che viene chiamato un micromercato, questo è in parte compensato dal fatto che il lettore di poesia è di solito un lettore fedele, un lettore costante. Comunque, anche in questo ambito non si sfugge al confronto tra autori bestseller (per noi ad esempio, ancora, Neruda e Prévert) e autori meno venduti.

Avete da poco lanciato la nuova collana tascabile dedicata alla poesia: come sta andando?

La nuova collana sta destando interesse; e qui credo che il richiamo del marchio, di questo marchio, abbia il suo peso. Ma nel gradimento conta probabilmente anche il vestito che le abbiamo dato: la grafica è affidata a Francesca Leoneschi e al suo studio (che tra l’altro si occupa anche di altre collane della casa editrice, come quella dei nostri tascabili di narrativa).

      


Quali tendenze vede nella poesia contemporanea, italiana e straniera? E cos’ha comportato il Nobel a Dylan in questo percorso?

Credo che all'editore di poesia spetti un compito preciso: conservare il senso dei valori, della qualità, dell'originalità.  Non mi pare che qui siano ammesse cadute. Nel catalogo Guanda ci sono certamente poeti in grado di avvicinarsi ai grandi contemporanei. Ne indicherei almeno tre: Paul Muldoon, Simon Armitage, Robin Robertson.

Lei mi chiede del Nobel a Dylan e delle sue ripercussioni. Temo di essermi interessato poco al caso. Forse perché avrei preferito vedere il Nobel assegnato ad altri. Ad Adonis, per esempio...

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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