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Editori

Bonnier lancia Type & Tell in Uk. Ma agli editori interessa davvero il self publishing?

di Alessandra Rotondo notizia del 9 marzo 2017

Attenzione, controllare i dati.

Il media group svedese Bonnier (una multinazionale da più di 170 company distribuite in 15 Paesi) è pronto a lanciare nel Regno Unito Type & Tell, la sua piattaforma di self publishing. Il servizio, attivo in Svezia da settembre 2015, verrebbe così proposto oltre i confini nazionali, a partire da un Paese in cui il mercato dell’autopubblicato è tutto sommato maturo. Type & Tell non verrà gestito da Bonnier Publishing, la divisione più strettamente editoriale del gruppo – che controlla una quindicina di imprint in vari Paesi – bensì da Bonnier Book Ventures, una società separata lanciata quest'anno. La versione beta in inglese del sito verrà presentala la prossima settimana, durante la London Book Fair.

Il modello di business attuato dalla piattaforma sarà à la carte: all’autore la facoltà di scegliere per quali servizi pagare, da quelli redazioni a quelli grafici, fino alla promozione e alla distribuzione. L’offerta di Type & Tell sarà rivolta sia alle pubblicazioni cartacee che a quelle digitali. Jon Watt, country manager per la divisione Uk, definisce il modello «ibrido e pionieristico» dell’iniziativa come una «dichiarazione d’intenti» di Bonnier, che nel self publishing individua una tendenza importante per il prossimo futuro: «soprattutto ora che i costi della stampa digitale vanno via via diminuendo e la qualità aumentando. E gli autori autopubblicati guadagnano un vantaggio competitivo rispetto a quelli pubblicati tradizionalmente» dichiara su The Bookseller.

Il fenomeno del self publishing è emerso consistentemente intorno al 2009 con il lancio dei primi e-reader di massa: il Kindle di Amazon e il Nook di Barnes & Noble. Oggi, almeno per i mercati anglofoni, è in crescita: un mese fa sul Giornale della Libreria riprendevamo la panoramica fatta sulla situazione in Usa da Marie Force; poco dopo vedevamo la piattaforma editoriale on demand Lulu.com estendere i suoi interessi alle pubblicazioni accademiche. E anche in Italia si muove qualcosa, tanto che nel corso dell’edizione 2016 di Più libri più liberi è stata presentata la prima indagine nazionale sull’argomento condotta dall’Ufficio studi Aie.

Tornando al rapporto tra editoria tradizionale e self publishing, quando gli e-book autopubblicati – sempre a ridosso del primo decennio del Duemila – hanno cominciato a fare numeri significativi, i grandi editori se ne sono accorti e ci si sono buttati. Eppure, dopo qualche anno di tentativi, hanno ritirato i remi in barca: prima HarperCollins con la chiusura di Authonomy.com; poi Penguin Random House con la cessione alla società finanziaria americana Najafi Companies di Author Solutions. Entrambe nel 2016.

Anche in Italia, nel corso degli anni, abbiamo assistito a iniziative di matrice editoriale afferenti per qualche verso al self publishing o a sue possibili diramazioni: è il caso di scrivo.me, lanciato nel 2013 da Mondadori con l’idea di creare un social network della scrittura che avvicinasse gli aspiranti autori alla casa editrice. Ancora prima, nel 2008, vedeva la luce IlMioLibro del Gruppo Editoriale L’Espresso, nel 2010 veniva lanciata la prima edizione del Torneo Letterario IoScrittore di GeMS e nel 2012, dalla collaborazione tra DeAgostini e Newton Compton, nasceva Libromania. Nella maggior parte dei casi, più che vendere servizi di supporto alla pubblicazione, le realtà italiane offrono una sponda a chi ha il desiderio di pubblicare, verificandone contestualmente idee e potenzialità. Sempre in questa scia s’inserisce SEMpublishing, l’iniziativa della neonata Società Editrice Milanese.

Insomma, agli editori interessa o no entrare nel mercato del self publishing e della vendita di servizi editoriali? La risposta non è univoca, ma l’esito dell’operazione di Bonnier aiuterà certamente a capire quali saranno le tendenze del prossimo futuro.

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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