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Editori

Autori e self publishing, la ricerca di Howie spiega quanti sono e quanto guadagnano

di E. Draghi notizia del 18 febbraio 2014

Attenzione, controllare i dati.

Uno dei temi più caldi di questi mesi è senza dubbio quello della remunerazione degli autori. Dalla ricerca  presentata alla Digital Book World Conferencequalche settimana fa emergeva che la situazione economicamente più vantaggiosa è quella di cui godono i cosiddetti autori «ibridi» tra i quali è solo il 43,6% a dichiarare compensi inferiori ai 1.000 dollari l’anno (vs il 53,9% di quelli tradizionali e il 77% di quelli self published) mentre ben il 5,7% sostiene di aver generato nell’ultimo anno compensi superiori ai 1.000 dollari (vs l’1,3% dei tradizionali e lo 0,7% dei self published).
In questo marasma di numeri e retribuzioni uno scrittore si è fatto paladino delle ragioni degli ibridi e dei self published a discapito dell’editoria tradizionale: stiamo parlando di Hugh Howey, autore self published di Wool (in Italia edito da Fabbri) – il romanzo uscì nel 2011 e vendette centinaia di migliaia di copie su Amazon –, oggi pubblicato nel Regno Unito da Random House (in carta e digitale) mentre, negli Usa da Simon & Schuster per la carta mentre, per quanto riguarda i diritti digitali, Howie è ancora l’editore di sé stesso.
Da pochi giorni Howey ha pubblicato on line un report da cui emerge una fotografia inedita del mercato digitale americano non solo per quanto riguarda la retribuzione degli autori, ma anche rispetto alle dimensioni del fenomeno del self publishing.
Howie e un anonimo co-autore hanno infatti cercato e aggregato i dati provenienti dalle classifiche di vendita di Amazon stilando una lista di oltre 7.000 e-book di tutti i generi. I titoli sono stati scelti in quanto rappresentativi di circa il 70% delle Top 100 di Amazon.
Come tutti sanno i dati di vendita degli e-book non sono condivisi dai retailers come Amazon o B&N e Howie si è detto convinto che sia proprio per via di questa scarsa trasparenza che gli autori sono impossibilitati a prendere decisioni informate riguardo al loro lavoro.
Dai dati presentati da Howie si coglie il funzionamento della distribuzione degli autori self published rispetto all’altra grande massa di libri presenti su Amazon. Inoltre dall’aggregazione delle classifiche sembra delinearsi una certa preponderanza dei libri digitali rispetto a quelli tradizionali sul mercato americano. Howie ha dichiarato al «Guardian» che queste informazioni «cambiano le regole del gioco». 
Secondo il report il 53% dei titoli nelle classifiche dei bestseller in formato digitale sarebbero autopubblicati o pubblicati da piccole realtà e rappresenterebbero il 43% delle unità vendute al giorno. Emergerebbe inoltre che gli autori indipendenti, messi insieme, vendono quanto i «big five». I libri degli autori indipendenti e quelli pubblicati da piccole realtà rappresentano dunque circa la metà delle vendite di e-book nelle classifiche dei generi bestseller su Amazon.
Secondo i dati di Howie gli autori indipendenti guadagnano quasi la metà – il 47% – del totale delle entrate relative alla fiction di genere, con i big five che, insieme, arrivano al 32%.
Questo perché, scrive Howey, un editore tradizionale guadagna più del doppio di ciò che un autore self published guadagna dalla vendita di un singolo e-book. Tenendo presente che i margini di profitto per gli editori sono maggiori sui libri digitali piuttosto che sui paperback. E questo nonostante gli e-book non richiedano costi di stampa, stoccaggio o spedizione. Il risultato?
Gli autori self published, tutti insieme, guadagnano il 50% in più rispetto alla loro controparte «tradizionale» nonostante i loro libri valgano solo metà del fatturato delle vendite all’ingrosso.
Ecco perché, secondo Howey, l’industria editoriale ha bisogno di cambiare, ed ecco perché ritiene sia necessaria una rivoluzione: «non auspico una rottura permanente, penso semplicemente che abbiamo bisogno che abbastanza scrittori di talento prosperino con le loro proprie forze per diventare una vera forza competitiva all’interno della filiera editoriale». 

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