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Questione israelo-palestinese: l'autrice de Il colore viola rifiuta la pubblicazione

di E. Poloni notizia del 25 giugno 2012

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Alice Walker, vincitrice nel 1983 del premio Pulitzer e del National Book Award per il suo libro Il colore viola, ha recentemente rifiutato la pubblicazione del suo bestseller in Israele. Dal libro, che racconta la storia di due sorelle afroamericane nel sud segregazionista statunitense agli inizi del Novecento, era stato tratto il film del 1985 per la regia di Steven Spielberg con Whoopy Goldberg e Oprah Winfery.
La casa editrice Yediot Books, legata al quotidiano Yedioth Ahronot, aveva richiesto il permesso per la traduzione del romanzo, che era stato già pubblicato nello Stato negli anni Ottanta.
La scrittrice ha dichiarato, in una lettera pubblicata col suo permesso sul sito della Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele, che non permetterà per il momento una ulteriore traduzione a causa del trattamento che Israele riserva ai vicini palestinesi. La scrittrice ha paragonato la situazione palestinese all’apartheid che ancora esisteva in Sudafrica all’uscita del film di Spielberg: la Walker si impegnò in prima persona, in quell’occasione, perché il film non venisse distribuito. Fu possibile vederlo in Sudafrica, infatti, una volta che Mandela divenne presidente.
La scrittrice ha anche parlato del suo impegno nel Russell Tribunal, una commissione formata da attivisti per i diritti umani impegnata nell’investigazione delle presunte violazioni delle leggi internazionali da parte di Israele. Dagli anni Sessanta attiva nella causa palestinese, la Walker fa parte anche del movimento Bds – Boicottaggio, disinvestimento, sanzioni, che sostiene cambiamenti sociali attraverso interventi non-violenti in Israele.
La strategia, che ha attirato molta attenzione da parte dei media internazionali, differisce da quella adottata da Naomi Klein per la pubblicazione del suo Shock economy, per la quale aveva scelto una casa indipendente israeliana impegnata nella traduzione di libri arabi, e i cui proventi da diritto d’autore erano rimasti direttamente al piccolo e militante editore. Anche la Walker, tuttavia, si è augurata che un giorno anche gli attivisti israeliani (ebrei e non) possano leggere il suo libro, che parla di discriminazione, diversità e lotta contro l’ingiustizia.

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