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Distributori

Quel pasticciaccio brutto di Amazon.de

di P. Sereni notizia del 19 febbraio 2013

Attenzione, controllare i dati.

Si torna a parlare di Amazon e della sua politica aziendale. Al centro dello scandalo questa volta non c’è la strategia fiscale ma piuttosto il trattamento riservato al personale a tempo determinato (gli stagionali assunti per far fronte agli ordini natalizi) che lavora nel centro di distribuzione tedesco di Bad-Hersfeld, nell'Assia.
Un reportage andato in onda sul canale televisivo Ard ha accusato il gigante di Seattle di intimidire i lavoratori con guardie neonaziste. Il documentario ha infatti mostrato comportamenti a dir poco da stato di polizia cui sarebbero sottoposti i 5.000 lavoratori temporanei provenienti da tutta Europa (in particolare dai paesi dove la crisi economica si sta abbattendo con più forza come la Spagna) occupati nei magazzini di Bad-Hersfeld.
La vita dei lavoratori stranieri sarebbe infatti regolata da un’onnipresente compagnia di sicurezza privata, la Hess Security, che, oltre ad atteggiarsi a forza paramilitare (sotto accusa anche l’uso di uniformi nere e stivali della Thor Steinar, un’azienda di abbigliamento sinonimo di estrema destra e per questo, ironia della sorte, non commercializzata dalla stessa Amazon.de) pattuglierebbe le camere da letto e le stanze comuni degli ostelli in cui sarebbero normalmente alloggiati i lavoratori.
Atteggiamenti intimidatori e confisca delle macchine fotografiche sono solo alcuni dei comportamenti aggressivi denunciati dai lavoratori ai documentaristi su cui, dopo la promessa di un’indagine interna, Amazon ha oggi risposto con il licenziamento con effetto immediato della Hess Security.
«Amazon non tollera discriminazioni e intimidazioni e si aspetta lo stesso da qualsiasi azienda collabori con lei» motivano da Amazon mentre dalla società di sicurezza, pur ammettendo le perquisizioni negli alloggi dei dipendenti, declinano ogni connessione all’ambiente neonazista.
Nel frattempo la vicenda è arrivata anche ai piani alti e Angela Merkel, tramite il ministro del lavoro Ursula von der Leyen, ha dichiarato che se le accuse rivolte dai documentaristi al retailer si rivelassero vere non potranno non esserci ripercussioni sui contratti stipulati dall’azienda con agenzie per il lavoro temporaneo e di sicurezza privata.
Non è la prima volta però che Amazon dimostra di non avere particolarmente a cuore le sorti dei suoi dipendenti. In passato altre inchieste di testate indipendenti avevano aperto una finestra sulle spesso dure condizioni di lavoro (turni di dieci ore e pause di pochi minuti) nel magazzino di Amazon nella Lehigh Valley, in Pennsylvania, mentre recentemente nuove accuse sono state mosse dalla stampa britannica.
Una reputazione non immacolata insomma. E non solo per quanto riguarda i centri di distribuzione. Il fenomeno delle recensioni manovrate da autori e supporter attraverso falsi account il cui epilogo ha portato alla cancellazione di circa 10mila recensioni ritenute sospette, ha diminuito infatti la fiducia dei consumatori verso il gruppo di Seattle, insidiato anche da nuovi social media come Goodreads.com che offrono modi diversi di promuovere, consigliare e condividere la lettura. 

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