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Distributori

Amazon vs tutti, sta scoppiando la prima guerra mondiale dell'e-commerce?

di P. Sereni notizia del 18 giugno 2014

Attenzione, controllare i dati.

Viene decisamente da domandarselo osservando le grandi manovre che l’«everything store» di Jeff Bezos sta portando avanti nelle ultime settimane e che sicuramente non stanno contribuendo ad alimentare quell’immagine di gigante buono che tanto strenuamente la compagnia ha cercato di costruirsi negli ultimi anni, ostacolata purtroppo nel suo tentativo da parecchi spiacevoli «contrattempi» (ultimo in ordine di tempo, l’indagine aperta dal Labor Department americano in seguito ad alcuni incidenti mortali avvenuti nei centri di stoccaggio del retailer lo scorso anno e che non fanno che alimentare le voci sulla politica del lavoro assai discutibile praticata da Amazon, in Usa come in Europa).
La grande carica innovativa che sicuramente anima molti dei servizi e dei prodotti lanciati dal retailer americano, almeno per quanto riguarda gli editori, non riesce più a mascherare la politica rapace con la quale Amazon regola i propri rapporti con i fornitori. 
MacMillan prima e Hachette poi hanno resa pubblica l’altra faccia di Amazon, quella che col sorriso che decora le scatole dei suoi ordini non ha proprio nulla a che fare. Lo scorso maggio, come si ricorderà, Amazon ha bloccato le prenotazioni per diversi titoli pubblicati da Hachette, incluso il nuovo romanzo poliziesco di JK Rowling, Il baco da seta, causando, oltre agli scontati disagi per l’utenza, anche un dissidio interno tra gli autori della casa editrice preoccupati della capacità distributiva della stessa casa editrice.
Ricordando quando dichiarava in una recente intervista Alfieri Lorenzon, direttore di Aie, «è chiaro che gli interessi di un sistema distributivo che detiene una parte così significativa del mercato americano, secondo le ultime ricerche oltre il 60%, non possano che entrare in conflitto con quelli degli editori» così come, grazie alle slide pubblicate da Hachette proprio ieri, è chiaro anche l’impatto economico e commerciale che l’embargo di Amazon avrà a fine anno sul fatturato di Hachette: transita da Amazon il 60% del fatturato e-book della casa editrice in USA, percentuale che sale al 78% nel Regno Unito.
Una delle principali priorità dell’editore sarà quindi quella di ribilanciare il peso nei mercati anglosassoni, anche cercando bestseller più internazionali, capaci di vende bene su tutti i mercati di riferimento e non prevalentemente su quello americano come avvenuto finora. 
Intanto, giusto per non lasciarsi mancare nulla, il «New York Times» registrava la settimana scorsa come anche un altro partner commerciale di Amazon, Time Warner, in fase di trattativa per il rinnovo delle condizioni distributive, si sia visto sospendere gli ordini per i Dvd sui Lego, il film che ha sbancato i botteghini delle sale americane, in uscita a noleggio e in vendita a breve.
Ci pare legittimo chiederci, di fronte alle ultime mosse del retailer, se non ci troviamo forse di fronte ai prodromi del primo conflitto digitale su scala globale tra distributori e fornitori?


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