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Curiosità

Zero paura e tanto entusiasmo. Intervista a Daniele Cassioli

di Federico Vergari notizia del 6 novembre 2018

Attenzione, controllare i dati.

Abbiamo incontrato il campione Daniele Cassioli che ci ha raccontato il suo rapporto con la lettura e la scrittura. Benedetto un infortunio…

Piove a Roma. È un pomeriggio grigio e caldo come solo certe giornate di ottobre sanno essere nella Capitale. Siamo nel quartiere storico della Garbatella. Qui, nella veranda di un bar, incontro Daniele Cassioli. Daniele è cieco dalla nascita ed è un campione paralimpico di sci nautico. 22 mondiali, 25 campionati europei e 35 italiani sono il suo attuale palmares. Ma il conteggio ovviamente è in progress. Daniele è un membro del consiglio nazionale del CIP (Comitato Paralimpico) e per gli ascoltatori di Radio Deejay è una presenza saltuaria, ma nota, del morning show di Fabio Volo. Recentemente ha pubblicato un libro edito da DeAgostini, nel quale racconta la sua storia. Si chiama Il vento contro. Di questo e del suo rapporto con la lettura e la scrittura parleremo davanti a una tazza di caffè.
 

Nel tuo libro ogni capitolo inizia con una citazione; da Fabio Volo a Freddie Mercury passando per Cesare Cremonini e Micheal Jordan. Cosa significano per te quelle parole con cui accogli i lettori?

Per me si tratta di aforismi di filosofi moderni. Spesso queste persone sono criticate in maniera proporzionale alla loro popolarità. Ma se arrivi a così tante orecchie, teste e cuori vuol dire che sei indiscutibile. Sta poi a noi lettori dare un valore alle loro parole.


C’è una frase a cui sei particolarmente legato?

Sì, è quella tratta da Un posto nel mondo di Fabio Volo. Parla di sogni e della necessità di dover andar loro incontro per realizzarli, se davvero ci teniamo. È quello che mi è successo anche quando ho iniziato a sentire la necessità di scrivere. Non ho lasciato questo sogno a mollo nel mare delle idee, me lo sono andato a prendere.


Come nasce, allora, Il vento contro?  

Avevo tante, troppe cose dentro. Due anni fa un infortunio mi ha «donato» parecchio tempo libero in cui ho conosciuto ragazzi disabili e le loro famiglie.  Lì ho capito quanto io come sportivo potessi dare - solamente essendo me stesso - a queste persone.  Ai più giovani soprattutto. È così che è nato tutto.



Il 17 novembre durante BookCity farai un intervento per la Fondazione LIA. Sai già di cosa parlerai?

Si tratta di un Reading al buio. Si svolgerà dalle 10.30 alle 13.00 all’Istituto dei Ciechi di Milano. Si tratta di un format particolare che ha lo scopo di far provare a tutti le sensazioni di chi, per leggere, usa le mani ma non solo. Per il pubblico sarà l’occasione per sperimentare un nuovo modo di leggere e «vedere» una storia prendere forma nel buio.


Le nuove tecnologie ti aiutano nella fruizione di un testo?

Sono una manna dal cielo. Ho un normale telefono e con la sintesi vocale posso leggere tutto. Libri, giornali, riviste… Credo che in futuro dovrà crescere ancora di più il settore degli audiolibri. Oggi si sta facendo molto e diventa sempre di più un contenuto per tutti e di qualità.   


Diciamo che l’audiolibro è la pietra angolare su cui poggia l’accesso a tutti gli altri contenuti.

Assolutamente. Un audiolibro per funzionare deve essere secondo me «fico». Deve avere dei contenuti interessanti a 360 gradi. Se si riduce a mero prodotto per i non vedenti allora il contenuto rischia di stagnare nella mediocrità. Su questo fronte si sta lavorando già da parecchio tempo con lettori di qualità che danno ritmo alla storia senza appiattirla. Non si tratta di letture fini a se stesse solo per «accontentare» chi non vede.  Inoltre, non dimentichiamo che resta fondamentale per i non vedenti – soprattutto per i bambini – la lettura e la scrittura in braille. È attraverso questo linguaggio che si impara a leggere, a scrivere, a capire la punteggiatura, le regole basilari della grammatica e anche le lingue straniere.


L’ultimo titolo che hai letto?

Sto leggendo Un Capitano, il libro di Totti. E ho letto recentemente Nel mare ci sono coccodrilli di Fabio Geda, Per questo mi chiamo Giovanni di Luigi Garlando. E anche questi sono tutti disponibili in digitale e sono perfetti, fatti bene e dettagliati. Devo dire che i contenuti per i ciechi oggi ormai ci sono. Il paradosso, se vuoi, è che a volte sono proprio i non vedenti a non conoscere la grande offerta accessibile disponibile oggi. 
 

Che analogie ci sono (se ci sono) tra lo scrivere ed entrare in acqua a giocarsi un mondiale?
 
È stato ed è sfidante. Sia scrivere sia raccontarlo in giro. È tutto un costante mettersi in gioco. Dopo un mondiale chi me lo fa fare di rimettermi in discussione? Eppure lo faccio. Scrivere un libro è un po’ la stessa cosa. Ed è anche a più ampio raggio. Lo sci nautico non va sulla Rai in prime time, mentre con un libro ti metti in gioco con un pubblico molto più ampio. Questo, inevitabilmente ti porta ad assumerti delle responsabilità.
 

Qual è il trucco per eccellere?

Avere tanto entusiasmo e zero paura. Se hai paura di perdere, perderai. Nello sport, nella vita e pure nella scrittura.

L'autore: Federico Vergari

Giornalista. Scrive per il web, la carta stampata, parla in radio e collabora con il Tg di una televisione locale romana. Si occupa prevalentemente di cultura, cronaca, sport e nuove tecnologie. Per Tempo di libri cura i contenuti del Bar Sport, un luogo dove si raccontano storie e l'editoria si fonde con la narrazione sportiva.

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