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Curiosità

Quale potrebbe essere il ruolo della cultura all’indomani della strage di Parigi?

di Antonio Lolli notizia del 17 novembre 2015

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Il 13 novembre è una data che rimarrà scolpita nella nostra memoria. Doveva essere un venerdì sera come tanti a Parigi: la gente aveva iniziato ad animare le strade, i locali del centro. Poi improvvisamente tutto si è fermato. I fatti ormai sono noti: sei attacchi in diversi punti nevralgici della città – come lo Stade de France e il teatro Bataclan – hanno causato ben 129 morti e oltre 300 feriti. E tanta paura, mista a smarrimento.
Tra le vittime al Bataclan, oltre alla veneziana Valeria Solesin, borsista alla Sorbona e a tanti altri ragazzi, come il giornalista Guillaume B. Decherf e l’insegnante di geografia Mathieu Giroud, anche due giovani editori: Lola Salines e Ariane Theiller. Lola Salines, come riporta «The Bookseller», aveva 29 anni lavorava alla casa editrice Gründ che fa parte del gruppo Editis, dove si occupava di libri per bambini, mentre Ariane Theiller, di 23 anni, lavorava per la rivista Rustica, parte del gruppo Média-Participations. Una libreria è stata invece il rifugio di circa 20 clienti durante gli attacchi, salvandoli dalla follia omicida degli attentatori: si tratta della Shakespeare and Company Bookshop, aperta nel 1951 da George Whitman e ora gestita da sua figlia Sylvia. Per superare lo shock, la libreria è stata chiusa sabato e domenica e ha riaperto soltanto ieri.
L’Associazione italiana editori e la Fep, Federazione degli editori europei, si uniscono al dolore per le vittime degli attentati. «L’editoria in Europa è un simbolo di libertà – ricorda la Fep nella nota di cordoglio – e continueremo a pubblicare libri che fanno ridere, che fanno piangere, che fanno riflettere, che aprono la mente. Non dimenticheremo mai coloro che sono stati brutalmente assassinati ed è proprio per questo che continueremo a scrivere, pubblicare e leggere dei libri liberi».
Molti autori di fama internazionale hanno espresso tramite i social – in particolare Twitter – i loro sentimenti a seguito dei tragici avvenimenti, da J.K. Rowling, che ha sottolineato la sua vicinanza a Parigi e alla Francia a Salman Rushdie, che ha invece puntato il dito contro il fanatismo.
Le vittime innocenti di Parigi però suscitano anche una riflessione sul ruolo che possono avere la cultura e l’informazione nel costruire un ponte fra realtà diverse e geograficamente lontane. Come può la cultura europea e occidentale aiutare il mondo islamico moderato a far sentire la sua voce, evitando inutili scontri di civiltà? Una risposta potrebbe essere data proprio dai media e dagli scrittori occidentali, che potrebbero creare nuove occasioni di ascolto e di discussione sui diversi problemi che affliggono quella parte del mondo, coinvolgendo e stimolando i settori più moderati dell’Islam.

L'autore: Antonio Lolli

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Dopo la laurea in Ingegneria e l’esperienza di ricerca in ambito accademico svolta presso l’università di Bologna, seguo il mondo editoriale nelle sue diverse sfaccettature, con particolare interesse per il confronto tra le realtà dei diversi Paesi del mondo e per le ultime novità dal punto di vista produttivo e tecnologico.

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