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Curiosità

Leggi il giornale e poi piantalo: storie di editoria ecologica

di Camilla Pelizzoli notizia del 10 febbraio 2016

Attenzione, controllare i dati.

L’attenzione all’ecologia e a uno sfruttamento consapevole delle risorse naturali è stata uno dei temi caldi degli ultimi anni, e sebbene ora più in sordina, continua a far discutere trasversalmente tutti gli ambiti produttivi e logistici. L’industria editoriale non fa eccezione, anzi: dato l’uso della carta, materiale così strettamente legato alle foreste e agli alberi, si è molto discusso di cosa potesse fare tutta la filiera per diminuire il proprio impatto ambientale e lavorare con materie prime sostenibili, di origine controllata. Anche per questo è stata creata l’associazione internazionale Forest Stewardship Council, da cui sono nate varie succursali nazionali (tra cui FSC Italia nel 2001); il loro obbiettivo è fornire principi e criteri che descrivano gli elementi fondamentali per la gestione forestale rispettosa, che sia sostenibile sia ecologicamente che economicamente, di modo da fornire materia prima senza rivolgersi al disboscamento coatto.
Gli editori sono molto attenti a questo aspetto: non mancano le case editrici, piccole e grandi indistintamente, che utilizzano carta certificata e fibre riciclate, oltre a tenere sotto controllo le emissioni di CO2 dovute alla logistica e ai trasporti. Esemplare, in questo senso, è stata Hachette: il grande gruppo ha deciso di ridurre le proprie emissioni del 50% e negli ultimi anni ha aumentato considerevolmente l’utilizzo di carta proveniente da fonti certificate (sia attraverso FSC, sia attraverso la Sustainable Forestry Iniatiave). Nel 2015 si è vista una buona riduzione delle emissioni, ad esempio, grazie al controllo della «carbon footprint» dei viaggi di lavoro e delle spedizioni.
C’è chi però è andato addirittura oltre e ha creato un prodotto praticamente al 100% ecologico: si tratta di un quotidiano giapponese, The Mainichi, che invece di essere buttato nel cestino va piantato in un bel vaso di terriccio e innaffiato. La carta del giornale, infatti, che parte già da una «pasta» di base creata a partire da materiali riciclati, viene cosparsa da semi pressati e compattati; persino l’inchiostro è totalmente vegetale. Ogni copia così corrisponde a una possibile pianta, chiudendo il ciclo che ha portato l’albero a diventare carta e, di nuovo, albero (un po' come avevano fatto, l'anno scorso, i tipi della Pequeño Editor).
Una scelta particolare e, si potrebbe dire, etica, che però ha portato ottimi risultati anche a livello economico, tant’è che si sono aggiunti 80 milioni di yen e molti nuovi lettori (legati anche alle scuole, che l'hanno subito visto come modello positivo per gli studenti). Quindi, benché sia innegabile che utilizzare materia prima certificata sia una voce di costo che incide sul bilancio dell’editore, è anche vero che la ricaduta d’immagine può avere un risultato positivo sul fatturato finale, soprattutto se si riesce a comunicare questo valore.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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