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Curiosità

La Generazione Z è (molto) disposta a pagare per i contenuti digitali

di Alessandra Rotondo notizia del 20 febbraio 2020

Attenzione, controllare i dati.

Il 90% della Generazione Z – quella dei nati tra la seconda metà degli anni Novanta e la fine degli anni Duemila – paga per i contenuti mediali dei quali fruisce. Una tendenza che, se in questa fascia d’età assume particolare consistenza, è comunque in crescita anche globalmente.

A evidenziarlo sono gli esiti di uno studio condotto da VICE Media in collaborazione con l’agenzia canadese Ontario Creates, che indaga le modalità attraverso le quali i Post-Millennial scoprono, consumano, si procurano e condividono il loro fabbisogno d’intrattenimento e di informazione, di cinema, televisione, arte, giochi, musica, lettura digitale.

È un segmento di pubblico importante, sottolinea il rapporto, perché è anche la generazione di chi oggi sta completando i percorsi formativi per poi entrare nel «mondo vero», incrementando progressivamente la portata del proprio ruolo come decisore d’acquisto, per sé e magari anche per chi lo circonda.

La motivazione principale che spinge la Generazione Z a consumare contenuti a vario titolo «creativi» è la ricerca d’intrattenimento. La loro preferenza tende a rivolgersi ai contenuti culturali originali, innovativi, alle narrazioni «nuove» tanto da un punto di vista tematico quanto di linguaggio e di canale.

I Post-Millennial desiderano esplorare la grande varietà di voci e punti di vista abilitati da un panorama dell’intrattenimento sempre più globale. Nei contenuti che scelgono privilegiano la rappresentazione della diversity, sia rispetto ai personaggi che ai contesti, al portato personale e a quello socio-culturale.

Essendo «nativi digitali», sono abituati ad avere un rapido accesso a una grande quantità di informazioni da tutto il mondo. Questo li rende più aperti e meno legati alla territorialità di quanto fruiscono. Per la Generazione Z è consueto accedere a contenuti provenienti da ogni dove e, anzi, prediligono la varietà geo-culturale all’interno del loro palinsesto di fruizione.

Considerazioni interessanti emergono anche dal confronto con i Millennial, che manifestano invece una maggiore inclinazione per i contenuti «locali», che collocano l’informazione e la conoscenza al di sopra dell’intrattenimento nella selezione dei driver che li orientano nella fruizione mediale e – nella scelta dei temi – tendono a privilegiare argomenti pratici: il cibo, la tecnologia, la salute.

Per quanto riguarda gli strumenti di scoperta, il 78% della Generazione Z utilizza i social network per trovare contenuti culturali, sebbene i consigli di familiari e amici rimangano la fonte di scoperta più affidabile per loro. Sul fronte delle piattaforme, l'88% elegge YouTube come social di riferimento (ma anche per i Millennial la percentuale è simile). Ciò che caratterizza i «cugini giovani» è la maggiore disponibilità (e probabilità) ad aprirsi alla ricerca di contenuti su canali nuovi: primo tra tutti, l’ormai celebre TikTok (che anche in Italia guadagna il suo pubblico).

Uno dei risultati più interessanti dello studio – lo dicevamo in apertura – è la grande disponibilità a spendere soldi per accedere a contenuti digitali che la Generazione Z mostra. È il 90% dei giovani e dei giovanissimi a pagare regolarmente per app, servizi in abbonamento, piattaforme che garantiscono l’accesso a intrattenimento, informazione, musica, audiovideo. In media, ogni persona paga per quattro diversi servizi che offrono contenuti.

Altre cose per le quali la Generazione Z è disposta a pagare? Immediatezza nell’uso e personalizzazione dell’esperienza. E chissà che non siano queste le strade più immediate da percorrere per contrastare la pirateria. Archiviati i tempi delle frustranti, sfidanti e illegali ricerche sui siti Torrent, chissà che i più giovani non ci stiano mostrando proprio questo: se è facile, funziona e costa il giusto, perché non dovrei pagare?

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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