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Curiosità

La fine dell'embargo salverà la casa (e i libri) di Hemingway

di Camilla Pelizzoli notizia del 26 gennaio 2016

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A volte la cultura – sotto forma di libro, di dipinto, di qualunque forma artistica – può far nascere collaborazione e condivisione anche là dove un dialogo sembrava meno probabile; è quel che è accaduto tra gli Stati Uniti e Cuba, da sempre su fronti opposti, vicini soltanto in rarissimi casi, com’è stato per quanto riguarda il restauro e la conservazione di Finca Vigía (letteralmente «Tenuta Belvedere»), la casa vicino a L’Avana in cui il premio Nobel Ernest Hemingway visse dal 1939 al 1960. La dimora è più di un’abitazione: è un vero e proprio museo dedicato alla vita dell’autore, che qui raccolse i suoi beni più preziosi (come trofei di caccia, dipinti e fotografie, la barca Pilar con gli attrezzi da pesca) e lasciò un’ingente quantità di libri – circa 9 mila, di cui il 20% presenta dei pensieri di Papa annotati a margine – oltre a manoscritti e bozze di articoli, romanzi, racconti, lettere e telegrammi, tra i quali spicca quello dell’Accademia di Svezia con l’annuncio dell’assegnazione del Nobel. Un patrimonio inestimabile, minacciato però dal clima umido e tropicale dell’isola caraibica: per quanto i curatori e il Ministero della cultura di Cuba si siano attivati per proteggere e preservare il lascito dell’autore (che tanto amò l’isola e la sua gente e che da loro fu ammirato di rimando), la mancanza di risorse tecnologiche e finanziarie ha impedito allo Stato cubano di creare un ambiente adatto allo scopo.
La collaborazione tra i due paesi era già cominciata, in un certo senso, grazie al lavoro portato avanti fin dal 2002 dalla Finca Vigía Foundation (prima nota come Hemingway Preservation Foundation), fondata da Frank e Jenny Phillips – nipote dell’editor Maxwell Perkins, grande amico dell’autore – con l’aiuto del membro del Congresso James P. McGovern. Ponendosi come realtà super partes, la fondazione ha ottenuto la fiducia delle alte sfere cubane e di Fidel Castro in persona, che ha autorizzato la cooperazione per salvare i documenti presenti attraverso la condivisione di conoscenze e materiali tra i due paesi; i lavori sono stati avviati nel 2005 e ora, con la presidenza di Obama e la fine dell’embargo, stanno per compiere un altro grande passo. Nel corso del 2016, infatti, la fondazione conta di inviare (col permesso di entrambi i governi) materiali per la costruzione della prima struttura archivistica cubana con laboratori per la conservazione di reperti in ambienti con temperatura e umidità controllati. L’edificio si chiamerà Taller, «officina» in spagnolo, e il governo cubano conta di utilizzarlo come prototipo per altre strutture simili da costruire anche nel resto del paese.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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