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Curiosità

La direzione per il prossimo biennio nel discorso d’insediamento del nuovo presidente Aie

di Federico Motta notizia del 21 settembre 2015

Attenzione, controllare i dati.

Anche dal sito web del Giornale della Libreria voglio ringraziare i miei colleghi per la fiducia accordatami, della quale sento tutta la responsabilità.
Grazie ai vice presidenti, grazie alla struttura dell’Aie, grazie a Marco Polillo per i suoi sei anni di presidenza, vissuti con capacità, impegno e spirito di sacrificio.
Grazie al lavoro suo e di tanti, i prossimi due anni di presidenza potranno partire da basi solide. Solide, ma non statiche, in quanto già è stato avviato un processo di riflessione e di cambiamento, che tutti abbiamo convenuto essere necessario.
Così, se mai qualcuno si volesse esercitare attorno allo stucchevole quesito se la mia presidenza sarà di continuità o di cambiamento, la risposta sarebbe molto semplice: continueremo a cambiare, giacché viviamo in un mondo in cui l’innovazione è imprescindibile, nelle nostre aziende come nell’Associazione che le rappresenta.
Cambieremo ancora una volta, senza dimenticare la nostra storia, il nostro ruolo e le responsabilità che portiamo, come imprenditori e come protagonisti della vita culturale e sociale del nostro Paese.
L’essenza del nostro mestiere risponde ai bisogni espressi e latenti di conoscenza, informazione, evasione, aggiornamento presenti nella società. «Non solo dare ai lettori ciò che vogliono leggere, ma anche quello che non vorrebbero sentirsi dire» come diceva George Orwell.
La vera domanda è: in quale direzione continuare a cambiare?
Vorrei dirlo a partire da quattro parole che credo siano fondamentali: consapevolezza, partecipazione, responsabilità e – come conseguenza delle prime tre – unità.

Consapevolezza
Consapevolezza, innanzi tutto. Del ruolo dell’editore nella società, che è economico ma ancor prima culturale e sociale. E non diventa obsoleto con il digitale. Cambia forma, ma diviene ancor più vitale. Ne siamo convinti, ma dobbiamo farlo emergere con sempre maggior forza, come abbiamo iniziato a fare, ad esempio, con #ioleggoperché o con #unlibroéunlibro, quest’ultimo ancor più significativo in quanto siamo stati in grado di declinare una battaglia su temi fiscali sulla base dell’essenza del nostro lavoro. O, come ha fatto il gruppo accademico professionale, con una serie di iniziative che ne hanno accresciuto la riconoscibilità pubblica. O come da anni è chiaro a chi visita Più libri più liberi, dove al centro sono i piccoli editori. O come si accinge a fare l’iniziativa Libro in Chiaro, appena lanciata dai colleghi della scolastica.
Il nostro ruolo è fondato su un pilastro giuridico: il diritto d’autore. Che non è solo un istituto giuridico per regolare interessi economici. È ancor prima una conquista culturale che attiene al riconoscimento del valore dell’autore, della sua creazione, e del nostro lavoro di mediazione a valle di tutto ciò. Una conquista che è garanzia di indipendenza, e quindi di libertà, come sottolinea la campagna Copyright for freedom degli autori ed editori europei.
Per questo le battaglie che dovremo affrontare su questo tema, in Italia e in Europa, assumono un peso particolare e dovranno essere centrali nella nostra azione.
In questo quadro, siamo chiamati a rafforzare anche la consapevolezza del ruolo dell’Associazione. In un momento di cambiamento, come quello che viviamo, è un ruolo cruciale, perché oggi si stanno definendo le regole delle arene competitive di domani. Per questo dobbiamo puntare ad avere un’Aie forte, autorevole, riconoscibile e riconosciuta. Anche qui non partiamo da zero.
In un contesto in cui siamo chiamati a scontrarci con interessi ben più potenti di noi, abbiamo i nostri punti di forza nella centralità del nostro ruolo nella società e nell'autorevolezza con cui siamo in grado di esprimere le nostre posizioni.
Il valore dei nostri argomenti, del nostro ruolo, è la nostra forza, che ci consentirà di andare sempre con la testa alta e mai con il cappello in mano, senza favori per nessuno, nemmeno per noi stessi.

Partecipazione
La seconda parola è partecipazione. Le porte dell’Aie sono aperte al contributo di tutti, e sempre più lo saranno. Vorrei anzi fare un appello, in questa sede, a tutti i soci: fatevi sentire di più, siate più vicini alla vita associativa, con spirito critico, incalzando la Presidenza e la Struttura. Siatelo, però, con atteggiamento costruttivo, sapendo che talvolta è necessario far fare un passo indietro al proprio interesse particolare perché l’interesse generale del settore ne faccia due avanti.

Responsabilità
Partecipazione non può significare tuttavia ricerca esasperata del consenso unanime per ogni minima decisione. Significa piuttosto responsabilità, che è la terza parola su cui dobbiamo insistere, attraverso l’attribuzione chiara di responsabilità ai diversi organi politici dell’associazione, per le strategie comuni o dei singoli gruppi, e alla struttura. Il che implica anche assunzione di responsabilità in rapporto alle decisioni prese, e per gli errori fatti, che in una certa misura sono inevitabili, ma di cui l’immobilismo è, il più delle volte, il più grave.

Unità
È unità, infine, l’ultima parola chiave su cui voglio soffermarmi. Un’unità che parte dalla consapevolezza del ruolo della mediazione editoriale nella società digitale, come sintesi alta del nostro comune sentire ancor prima che dei nostri interessi. Perché i libri – siano essi di varia, scolastici o universitari, per adulti o ragazzi, guide turistiche o ricettari, d’arte o professionali, religiosi o scientifici – non nascono senza il lavoro nostro e dei nostri collaboratori o senza rispetto per gli autori. E non vivono senza distributori e librai, fisici o digitali; non arrivano davvero a tutti e non passano le generazioni senza i bibliotecari.
Da questa idea unitaria, vorrei dire da questa idealità, deve scaturire la partecipazione alla vita associativa e, oltre questa, la nostra capacità di leadership nell’articolato mondo delle professioni del libro e la forza della nostra interlocuzione politica con le istituzioni. È per questa unità che dovremo lavorare nei prossimi anni. Della necessità di dare risposte a questo bisogno di coesione sento profondamente la responsabilità.
Essere editori significa innovare continuamente nei contenuti, nelle forme e al nostro interno. Ciò non può spaventarci!
Dobbiamo avere fiducia nel futuro, nella nostra categoria, in tutti noi e nell’Aie.
Insieme cresceremo. E insieme continueremo a fare libri.

 


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