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Curiosità

La Crusca (social) risponde. Intervista a Vera Gheno e Stefania Iannizzotto

di Federico Vergari notizia del 30 aprile 2019

Attenzione, controllare i dati.

Da petaloso a esci il cane, l’Accademia della Crusca è da sempre il termometro del mutare della lingua. Inoltre, da qualche tempo a questa parte, le discussioni sull’italiano sono sempre più frequenti grazie all’utilizzo (ottimo) che l’Accademia fa dei social network.

Proprio sul lato social della Crusca abbiamo avuto la possibilità di intervistare Vera Gheno, sociolinguista che gestisce il profilo Twitter e fa parte della redazione di consulenza linguistica dell'Accademia e Stefania Iannizzotto, laureata in Storia della lingua italiana e con un dottorato in Filologia moderna, assegnista di ricerca in Linguistica italiana all’Università di Firenze che fa parte della redazione della consulenza linguistica e gestisce la pagina Facebook e il canale YouTube.


 
Ci raccontate il vostro lavoro social?

Vera Gheno:     
Il mio su Twitter si compone di una parte fissa, giornaliera, che è postare il rimando a una risposta di consulenza pubblicata sul nostro sito web e seguire le conversazioni che ne scaturiscono; c’è poi una parte mobile, fatta di tutto ciò che può accadere senza preavviso, dove il compito principale diventa seguire le discussioni in cui veniamo coinvolti e rispondere, se possibile, alle richieste.

Stefania Iannizzotto:    Nel 2012 mi è stata affidata la pagina Facebook dell’Accademia e mi sono ritrovata in prima fila a rappresentarla nei nuovi media: si tratta della pagina di un’istituzione molto importante. Deve essere sempre tutto sotto controllo: non sei tu, è l’Accademia! L’attività di programmazione della pagina Facebook dell’Accademia è abbastanza impegnativa. Oggi ha più di 370 mila fan ed è una vetrina delle attività, dei progetti e degli eventi.

Vera, cosa aggiunge Twitter alla narrazione di una lingua?

La velocità di fornire le risposte che le persone cercano. Ha una sua specificità strutturale che lo rende particolarmente adatto a risposte in tempo reale. Questo vuol dire che, almeno in teoria, chiedere una consulenza su Twitter richiede meno tempo di un altro social. Twitter è l'ideale per una risposta brevissima o per un rinvio a una fonte più approfondita; al contrario impostarvi un discorso strutturato è sicuramente meno semplice. Twitter è di certo minoritario rispetto ad altri social, ma ha il pregio di essere usato da professionisti, giornalisti ed esperti. Insomma, l'audience è più rarefatta, ma anche più specifica.
 
Stefania, cosa può aggiungere Facebook?

Non è Facebook che aggiunge, ma grazie a Facebook la Crusca può sicuramente aggiungere tante cose che riguardano la lingua italiana. Partiamo dal presupposto che l’Accademia è il più importante centro di ricerca scientifica dedicato allo studio e alla promozione dell’italiano, ma non solo. Inoltre – tra le tante attività – ha la più ricca biblioteca specializzata in lingua e linguistica italiana, ha il più importante archivio per la storia della lingua italiana ed è anche un centro per la formazione di giovani studiosi e degli insegnanti, ha una casa editrice e un servizio di consulenza online. Tutto questo (ma è molto di più ndr) oggi l’Accademia può «raccontarlo» attraverso Facebook con un linguaggio più veloce e informale e raggiungere così un pubblico molto più vasto.

 

Escludendo i casi che hanno catturato l'attenzione mediatica, come scegliete a cosa dare risalto?

Gheno:     Dovendo fare una pianificazione settimanale, in assenza di eventi dirompenti, mi baso sulle ricorrenze; con più di ottocento risposte di consulenza pubblicate sul sito, ho solo l'imbarazzo della scelta.

Iannizzotto:     Ogni giorno dal lunedì al venerdì pubblico una scheda su un dubbio linguistico con l’hashtag #LaCruscarisponde, un altro post è dedicato al neologismo della settimana con l’hashtag #Parolenuove, e altri due post sono «ripescaggi» dalla banca dati di risposte date dalla redazione della consulenza linguistica. Li scelgo in base ai contenuti visivi o alle notizie che mi colpiscono o in cui mi imbatto e a cui posso naturalmente associare a una delle nostre schede: una vignetta che mi fa ridere su un’espressione o un modo di dire, un meme sul congiuntivo o a volte prendo spunto dalla richiesta diretta di un utente o da un discorso fatto con gli amici.
 
Quanto influisce ciò che avviene nel mondo nella costruzione del piano editoriale?

Gheno:     In realtà il punto è immaginarsi quali curiosità cercheranno di soddisfare gli utenti in
base a quello che succede un determinato giorno; certo è che, soprattutto per Twitter, la vera soluzione è agire senza pianificazione, giorno per giorno, «annusando l'aria» in tempo reale.

Iannizzotto:     È vero che l’Accademia si occupa di lingua, ma la lingua è parte integrante di tutto quello che succede intorno a noi, quindi a volte mi capita anche di «integrare» i nostri contenuti con fatti che riguardano eventi di sport, cultura e costume. Naturalmente anche in questo caso faccio sempre riferimento a un argomento linguistico. Ad esempio, in ambito sportivo, ho usato una foto di Vincenzo Nibali per la scheda sull’uso di davanti a oppure in occasione delle Olimpiadi di Rio 2016 ho fatto in apertura un post sul testo dell’Inno nazionale. Anche un evento incredibilmente pop come Sanremo ha un suo posto nella pagina della Crusca perché il prof. Lorenzo Coveri tutti gli anni "giudica" dal punto di vista linguistico i testi delle canzoni in gara prima che il Festival cominci.

 
Sono più gli stimoli che ricevete privatamente o le interazioni su un tema lanciato da voi?

Gheno:
     Dipende. Diciamo che su Twitter è facile «evocarci» menzionandoci nel tweet (e io, dove possibile, rispondo con un rimando o un chiarimento breve); dopodiché, ci sono nostri tweet che provocano una bella discussione e altri che passano completamente in sordina. I social (e
anche gli algoritmi, credo) sono molto umorali.

Iannizzotto:     Non ho notato una grande differenza, nel tempo mi sono accorta che ci sono alcuni argomenti a cui i fan della pagina sono particolarmente «affezionati», ma le interazioni sono simili sia quando sono io a proporli sia quando li ripubblico dopo aver risposto a qualcuno che mi aveva chiesto chiarimenti.
 


Mediamente per ogni post/tweet quante interazioni ricevete?

Gheno:     Difficile fare una media. Ad aprile il tweet più popolare è stato quello su cazzimma con circa 12 mila visualizzazioni, ma a febbraio abbiamo sfondato quota 24 mila con il tweet su krapfengraffe (e dolcetti fritti vari). Diciamo che non c'è la pressione di una performance per motivi di marketing, per cui qualsiasi post che attiri l'attenzione di anche solo un utente per me è una vittoria. Sono fedele al motto di Tullio De Mauro «Non uno di meno»: siamo qui al servizio delle persone curiose di fatti di lingua, per quanto possano sembrare strampalati i quesiti che ci vengono posti.

Iannizzotto:     Questo dipende dal tipo di argomento trattato e si passa da migliaia a pochissime. I post sul congiuntivo, su accenti e apostrofi sul piuttosto che usato al posto di oppure, sulla corretta grafia di qual è o sui verbi irregolari generano tantissimo traffico; altri più specifici, sebbene siano interessantissimi, invece sono quasi silenti.

Qual è la parola di cui avete scritto sui social della Crusca a cui vi sentite più legate?

Gheno:
     Come conseguenze sulla mia vita, ovviamente petaloso: è un grande onore essermi trovata ad amministrare Twitter durante quell'episodio. Inoltre è davvero longevo, come oggetto di discussione: girano moltissime notizie false sul suo conto  molti credono tuttora che sia stato registrato nei dizionari, mentre questo, fino a oggi, non è successo  e viene spesso inopinatamente usato come insulto verso la professionalità della Crusca. Insomma, petaloso non
passa mai di moda; anzi, non lo fanno passare di moda coloro che lo detestano, dato che in realtà pochissimi lo usano in contesti reali. Invece, tra le parole che ho trattato per il servizio di consulenza, direi spoilerare: mi piace il verbo, lo trovo utile e molto preciso - «icastico», avrebbe detto Italo Calvino.

Iannizzotto:     Non c’è una sola parola, in realtà  mi sento molto legata alla pagina nel suo complesso: l’ho sempre gestita io, ho ideato e realizzato tutti i contenuti e l’ho fatto, si può dire, da «neofita». Ho imparato a gestire la pagina strada facendo tesoro del bagaglio di competenze su lingua, comunicazione e linguistica testuale che ho accumulato nel tempo.

L'autore: Federico Vergari

Giornalista. Scrive per il web, la carta stampata, parla in radio e collabora con il Tg di una televisione locale romana. Si occupa prevalentemente di cultura, cronaca, sport e nuove tecnologie. Per Tempo di libri cura i contenuti del Bar Sport, un luogo dove si raccontano storie e l'editoria si fonde con la narrazione sportiva.

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