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Curiosità

India: gli intellettuali diventano il baluardo contro l’avanzata dell’estremismo indù

di A. Lolli notizia del 26 ottobre 2015

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Clima di tensione in India, dove l’estremismo indù, ormai sempre più pericoloso, si è reso responsabile di omicidi e violenze verso intellettuali e oppositori. Come segno di protesta verso i frequenti casi di intolleranza che stanno interessando il Paese, più di quaranta scrittori hanno restituito il Sahitya Akademi Award, il più prestigioso premio letterario indiano conferito ogni anno dall’Accademia nazionale delle lettere di Delhi, anche come risposta al silenzio che ha avvolto l’omicidio dello scrittore M. M. Kalburgi, avvenuto il 30 agosto per mano di due sicari. Kalburgi faceva parte del consiglio generale dell’Accademia ed era uno strenuo sostenitore della ragione e del pensiero laico. Durante un seminario del 2014 criticò aspramente il culto degli idoli, frequente nelle frange indù più estreme, da lui considerato invece un «rito senza senso». A seguito di questa dichiarazione fu minacciato di morte più volte, iniziando così a essere preso di mira dagli estremisti.
Venerdì scorso 23 ottobre, il consiglio dell’Accademia ha finalmente rotto un silenzio durato già troppo tempo e ha chiesto sia al governo centrale che a quelli locali di intervenire per garantire la sicurezza degli scrittori e degli intellettuali indiani, auspicando inoltre che gli autori che avevano restituito l’Akademi Award, potessero così riconsiderare la loro decisione. Questa risposta tardiva dell’Associazione, però, non è riuscita a convincere alcuni degli scrittori più illustri che hanno sottolineato come l’intervento dell’Accademia non abbia toccato i problemi reali della cultura e della libertà di espressione nel Paese. Altri invece si sono dichiarati disposti a riaccettare il premio, nella speranza però che la richiesta non resti un semplice monito a parole, ma che venga effettivamente messa in pratica dalle autorità.
I fenomeni di limitazione della libertà individuale in India hanno toccato anche il delicato tasto dell’alimentazione. Sono sempre più frequenti infatti i linciaggi e le violenze a causa del consumo di carne bovina, considerata sacra dalla religione induista. Soltanto nelle ultime settimane infatti sono ben tre i cittadini indiani e musulmani uccisi o linciati per essere stati accusati d’aver mangiato carne di manzo.
Il potere delle frange più estreme ha avuto un notevole incremento da quando il nazionalista Narendra Modi, leader del Partito del Popolo Indiano è diventato primo ministro dell’India, nel maggio del 2014. Già a febbraio dello stesso anno aveva inoltre suscitato scalpore la decisione di Penguin India di assecondare il volere dei fondamentalisti, con il ritiro dal commercio delle copie di The Hindus: An alternative History dell’accademica statunitense Wendy Doniger. Il testo infatti racchiudeva una moderna interpretazione dei testi sacri e delle pratiche religiose della cultura indù, in cui si sottolineava l’importanza delle donne e degli appartenenti alle caste più basse.

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