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Curiosità

Il giornalismo a fumetti. Dallo sviluppo online alla vittoria del Pulitzer

di Camilla Pelizzoli notizia del 24 settembre 2018

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La notizia è di qualche tempo fa, ma le riflessioni sorte sono ancora in via di definizione. A marzo, nella cornice dei quasi centenari premi Pulitzer, una delle categorie più classiche, e apparentemente meno toccate dal cambiamento, ha subito un piccolo grande shock: nella categoria Editorial cartooning, tradizionalmente occupata dai vignettisti, caricaturisti e disegnatori satirici, ha vinto Welcome to the new world, scritto da Jake Halpern e disegnato da Michael Sloan, che racconta la storia di una famiglia di rifugiati siriani e della loro esperienza appena arrivati negli Stati Uniti.

Il premio rappresenta una novità perché questa non è una vignetta, o al massimo una striscia, di commento politico, ma un vero e proprio reportage a fumetti, oltretutto scritto da due persone (al posto del singolo autore unico) che non sono dipendenti di un singolo giornale, ma lavorano come freelance per diverse testate (ma questo, più che del fumetto, è un segno dei tempi). Senza contare formato e testata: online – di nuovo, una prima volta per i fumetti al Pulitzer – e sul sito del New York Times, che non aveva mai vinto in questa categoria, proprio perché solitamente non impiega disegnatori fissi sulle proprie pagine cartacee e digitali.

Cosa vuol dire questo per lo sviluppo del graphic journalism, o giornalismo a fumetti che dire si voglia?

Molto più di quanto si possa immaginare. Perché, anche se il fumetto come formato è rispettato e usato per parlare di qualunque argomento negli Stati Uniti, dalla narrativa di ogni genere alla saggistica al memoir (cosa che si sta man mano affermando anche in Italia e che sta prendendo pieghe e sviluppi sempre nuovi), il graphic journalism  è ancora una nicchia a sé, che trova spazio – spesso online, proprio come Welcome to the new world – ma che vive in un limbo di categorizzazione che rende difficile dargli i giusti meriti. Come posizionare questa creatura ibrida che vive tanto di analisi e lavoro sul campo, come i reportage narrativi, quanto di intuizioni grafiche che permettono di dare un respiro nuovo alla lettura e alla scoperta del mondo che ci circonda? È pronto un premio come il Pulitzer – e, di conseguenza, il mondo del giornalismo in genere – a «considerare il fumetto uno dei linguaggi del giornalismo odierno», come si chiede giustamente Matteo Stefanelli su Fumettologica?

Il dibattito, come sempre succede quando un formato inaspettato entra in scena, si è fatto subito interessante. Molti cartoonist hanno manifestato la loro contentezza e si sono detti felici dell’«aria fresca» portata nella categoria (come ha fatto notare in particolare Mark Wuerker, che ha vinto lo stesso riconoscimento), e hanno sfruttato l’occasione come volano per sottolineare la necessità di tornare ad assumere disegnatori – come ha sottolineato Matt Bors, anch’egli finalista del Pulitzer e fondatore di The Nib, sito web dedicato al graphic journalism – in grado di interpretare la realtà e presentarla attraverso i loro disegni. 

Ma c’è anche chi, giustamente da un certo punto di vista, sottolinea come Welcome to the new world sia meritevole di un premio, ma forse non di quello per la categoria in cui è stato premiato. Il cartoonist Wiley Miller, per esempio, ha parlato di come quest’opera, per quanto degna vincitrice di un Pulitzer, avrebbe dovuto poter primeggiare in una categoria a parte, dedicata al graphic journalism. Categoria a cui forse, nelle sedi del premio Pulitzer, si sta pensando, visto che è stato chiamato il grande Art Spiegelman come consulente.

E in Italia? Le notizie a fumetti nostrane, complici le tavole di Zerocalcare (che con Kobane Calling ha segnato un punto importante), i video-fumetti di Makkox per Gazebo e Propaganda Live, i saggi e gli approfondimenti di Becco Giallo e il lavoro di piattaforme come Graphic News, si stanno prendendo il loro spazio. Sperando che non sia solo un momento passeggero, questa presenza su media tradizionalmente rispettati come i quotidiani e gli approfondimenti culturali sta sicuramente facendo rivalutare agli scettici le potenzialità della narrazione per immagini e vignette, e sta sicuramente ponendo nuove domande a chi questi contenuti li produce – su tempi, deontologia, modalità, distribuzione. Domande fondamentali per poter crescere e diventare, a tutti gli effetti, una fonte d’informazione.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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