Il tuo browser non supporta JavaScript!
Curiosità

Giappone, pugno di ferro contro la pirateria: 44 arresti

di Camilla Pelizzoli notizia del 24 febbraio 2016

Attenzione, controllare i dati.

La lotta che coinvolge le case editrici e il governo giapponese contro la pirateria, in particolare per quanto riguarda anime e manga, assume di anno in anno proporzioni sempre maggiori. In particolare, molte delle più grandi compagnie dell’industria editoriale dei manga e delle case produttrici di anime si sono da tempo unite, con l’aiuto del Ministro dell’economia, del commercio e dell’industria e del CODA (Content Overseas DistributionAssociation), per formare il Manga-Anime Guardians project, ovvero una piattaforma creata per sostenere le posizioni anti-pirateria e fornire agli utenti un database aggiornato di manga e anime disponibili on line legalmente, oltre a muoversi contro i siti che forniscono materiale illegale (ad esempio contrastando i molti siti cinesi che distribuivano contenuti piratati, con un tasso di successo e cancellazione del 60% per quanto riguarda i manga).
In ambito prettamente editoriale, poi, Kodansha, Shueisha, Shogakukan e Kadokawa (che già fanno parte del MAG project), con la catena di negozi di gadget Animage Go, si sono coalizzati a settembre dell’anno scorso nella Japan Manga Alliance, per contrastare in particolare la pirateria thailandese, che genera una perdita di centinaia di milioni di yen.
Ma anche il governo non è rimasto con le mani in mano, anzi; si può dire che sta agendo con il pugno di ferro. È notizia di pochi giorni fa, infatti, che la polizia giapponese ha arrestato quarantaquattro persone tra il 16 e il 18 febbraio per violazione del Japanese Copyright Act, avendo caricato e messo a disposizione materiale protetto, in alcuni casi – come si può evincere dalla descrizione sommaria di alcuni degli imputati – anche solo una puntata di un anime o un unico volume di un manga. Vero è che solitamente i siti delle autorità giapponesi non solo soliti indicare quali sono le effettive conseguenze giudiziari e le eventuali sentenze, e quindi per molti di loro il tutto potrebbe concludersi senza condanne; ma un numero così alto di arresti su suolo giapponese è notevole, soprattutto perché solitamente le azioni contro la pirateria si limitano all’oscuramento delle piattaforme pirata. Si tratta senz’altro di un’azione destinata anche al tentativo di scoraggiare i trasgressori della legge, tanto l’arresto quanto la pubblicazione della lista coi nomi di alcuni imputati; lista da cui si può evincere anche che la pirateria giapponese non è il regno dei ragazzi e degli adolescenti, come qualcuno potrebbe pensare, visto che l’età media degli accusati è sui quarant’anni. Si tratta di un settore con un suo modello di business ben preciso, come ha messo in luce anche l'e-book di Renato Esposito L'isola dei pirati.

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

Guarda tutti gli articoli scritti da Camilla Pelizzoli

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice attivare il servizio.