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Curiosità

Game of Thrones, un algoritmo sta scrivendo il finale

di Alessandra Rotondo notizia del 24 aprile 2018

Attenzione, controllare i dati.

La settima stagione de Il trono di spade – la celebre serie televisiva statunitense creata da David Benioff e D.B. Weiss come adattamento del ciclo di romanzi Cronache del ghiaccio e del fuoco (A song of ice and fire) di George R. R. Martin – è andata in onda nel 2017, lasciando i fan nella lunga attesa del prosieguo della storia.

Il prossimo capitolo televisivo dovrebbe arrivare per il 2019: dopo la pubblicazione di The winds of winter, sesto libro della saga proposta in Italia da Mondadori, ancora in corso di scrittura. Così, per appagare la curiosità degli appassionati, è stato condotto un curioso esperimento: mettere al lavoro un’intelligenza artificiale e tentare di prevedere, mediante un apposito algoritmo, gli intrecci e gli accadimenti del prossimo libro.

Quella che viene definita una rete neurale ricorrente ha prima digerito le oltre 5 mila pagine dei cinque volumi di Martin finora pubblicati e, sotto la supervisione dell’ingegnere del software Zack Thoutt, ha usato un algoritmo per «scrivere» il sesto.

Ma cos’è una rete neurale ricorrente? Partiamo dal principio: una rete neurale artificiale è un modello matematico composto di «neuroni» artificiali, che s’ispira al funzionamento e all’architettura del cervello umano. Una rete ricorrente è un modello in cui è presente un flusso bidirezionale d'informazioni: mentre nelle reti di tipo feedforward (quelle più semplici, dove le connessioni tra le unità non formano cicli) la propagazione dei segnali avviene unicamente, in maniera continua, nella direzione che conduce dagli ingressi alle uscite, nelle reti ricorrenti tale propagazione può anche manifestarsi da uno strato neurale successivo ad uno precedente, oppure tra neuroni appartenenti ad uno stesso strato, e persino tra un neurone e sé stesso.

Detto altrimenti, questa particolare tipologia di algoritmo ad apprendimento automatico ha la capacità di memorizzare, seguire le istruzioni e perfino imparare dalle esperienze passate. Tutte caratteristiche che tornano particolarmente utili nell’elaborazione di lunghe sequenze di dati, come nel caso dei testi contenuti nei cinque libri delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. L’intelligenza artificiale raccoglie le informazioni, le rielabora e svolge il compito assegnato sulla base di quanto imparato. Nello specifico, l'algoritmo sviluppato da Thoutt ha tratto le proprie conclusioni sul prosieguo della storia: alcune rimbalzano già da tempo tra i fan, altre sembrano invece molto più fantasiose. L'algoritmo ha scritto finora cinque capitoli, ciascuno dei quali inizia con il nome di un personaggio, al pari di quanto succede nei veri libri di Martin.

Ma non tutto fila liscio. Capita che la scrittura dell’algoritmo risulti impacciata e priva di senso, e manca del tutto l'abilità di costruire una storia con un orizzonte a lungo termine. E poi ci sono veri e propri epic fail: come l’ingiustificabile ricomparsa di personaggi ormai morti. Una delle principali limitazioni, ha spiegato Thoutt, dipende dal fatto che i libri di Martin, per quanto lunghi, non contengono un numero sufficiente di dati su cui allenare un cervello artificiale. In più, le pagine sono piene di vocaboli utilizzati una volta sola, impedendo all'algoritmo di riconoscere un paradigma lessicale e sintattico attendibile da poter replicare.

Insomma, se è vero che in futuro un contributo sempre più consistente alla narrazione potrà arrivare da «macchine intelligenti», almeno per il momento non sembrano a rischio né gli scrittori né il concetto di autorialità in quanto tale. Se (a vostro rischio e pericolo di spoiler) volete cimentarvi con la lettura dei primi cinque capitoli firmati dall’algoritmo, potete farlo qui.

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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