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Biblioteche

Storie di ordinaria bibliofilia

di E. Draghi notizia del 6 maggio 2013

Attenzione, controllare i dati.

Londra, Inghilterra. Quando una collezione di circa 1.400 libri rari, tra cui una prima edizione dell’Enrico IV, Parte II di Shakespeare viene restituita a 40 anni dal furto è proprio il caso di dire che la realtà supera la fantasia.
La storia ha inizio nel lontano 1975 quando il bibliotecario di Lambeth Palace si rese conto che mancava qualcosa dagli scaffali della biblioteca, un ammanco stimato sui 60 volumi circa ma che era difficile quantificare visto lo stato di disorganizzazione in cui versava la raccolta da quando una bomba aveva colpito la sede della biblioteca durante la seconda Guerra Mondiale. La polizia fu subito informata dell’accaduto e il mercato nero del libro venne monitorato con attenzione, ma del ladro di libri rari nessuna traccia.
I bibliotecari avevano ormai perso le speranze finchè, nel febbraio del 2011, una lettera sigillata venne recapitata a Lambeth Palace lasciando lo staff senza parole. A vergarla un ex dipendente della biblioteca che, prima di morire, aveva scelto di rivelare il luogo dove, in grande segreto, aveva nascosto i preziosi volumi sottratti anni prima. Il team di Lambeth Palace si recò allora nell’abitazione del defunto collega dove trovarono un tesoro ben più grande di quei 60 volumi la cui scomparsa era stata denunciata tanti anni prima. Il ladro aveva accumulato infatti oltre 1.400 libri tra cui volumi miniati risalenti al XVI secolo.
Un furto purtroppo non privo di conseguenze perché il ladro aveva danneggiato molti libri nel tentativo di eliminare ogni prova che attestasse la loro appartenenza e quindi tagliando delle pagine o usando inchiostri chimici per cancellare il marchio della biblioteca. Oggi il 10% dei libri danneggiati sono stati riparati mentre il 40% della refurtiva è già tornata al suo legittimo posto, sugli scaffali di Lambeth Palace.
Il tentativo del ladro di rimuovere i segni di proprietà suggerirebbe l’intenzione di rivendere il bottino eppure al momento del ritrovamento i libri erano tutti accumulati nella soffitta del ladro. Un comportamento del genere indicherebbe piuttosto il profilo di un bibliofilo fanatico che desidera possedere i libri e tenerli per sé anche se il vero bibliofilo, parafrasando la Yourcenar, è colui che fonda e riempie biblioteche per costruire granai pubblici contro l'inverno dello spirito.

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