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Biblioteche

L'importanza di chiamarsi Osvaldo. Storia di una biblioteca scolastica

di Alessandra Rotondo notizia del 8 settembre 2016

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«Nel 1999 la biblioteca erano quattro scaffali grigi nell’aula insegnanti» racconta Romina Bertuzzi, vicaria dell’Istituto comprensivo di Cadeo-Pontenure (Pc). «Poi, grazie a una legge [la Direttiva Ministeriale n. 180/99 ndr] che stanziava fondi per promuovere lo sviluppo delle biblioteche scolastiche, il professor Angelo Bardini, allora vicario dell’Istituto, ebbe l’idea di crearne una multimediale che potesse meritare questo nome».

È una biblioteca d’eccezione quella della quale stiamo raccontando. Una di quelle che l’iniziativa di promozione della lettura di Aie #ioleggoperché – dedicata, per l’edizione 2016, proprio all’infrastruttura cardine della diffusione e valorizzazione della lettura (quella bibliotecaria, per l’appunto. Sia nella sua declinazione scolastica che aziendale) – guarda come modello da diffondere. E come eccellenza da preservare.

A partire dal nome. «“La chiameremo Osvaldo”, in omaggio a Osvaldo Soriano, scrittore e visionario argentino, ci dicemmo nel 2000.» ricorda il prof. Bardini, «inventore» della biblioteca e membro del tavolo Piano nazionale scuola digitale «Ma non avremmo mai pensato che questo nome, da provvisorio, sarebbe diventato, poi, definitivo».

Come si è trasformata Osvaldo nel corso del tempo? Com’è diventa la biblioteca d’eccellenza che è oggi?
 
Romina Bertuzzi: Il progetto è rimasto sostanzialmente quello di 16 anni fa, con alcune tappe fondamentali e momenti di svolta. In primo luogo, la decisione di dare alla biblioteca una connotazione territoriale che integrasse quella scolastica. Osvaldo, infatti, non nasce solo per sostituire i quattro scaffali grigi dell’aula insegnanti, ma anche per dare al comune di Cadeo, che ne era sprovvisto, una biblioteca. Da qui l’idea di fondare un consorzio bibliotecario che, oltre alla presenza forte della scuola, vedesse la partecipazione dei due comuni a cavallo tra i quali opera il nostro Istituito comprensivo: quello di Cadeo, per l’appunto, e quello di Pontenure.

Osvaldo si configura quindi come uno spazio di apprendimento non solo funzionale alle esigenze della scuola, ma anche aperto a quelle della cittadinanza. Uno spazio che cresce a vista d’occhio, passando dai 130 mq del 2000 ai 350 del 2005, per poi superare rapidamente i 600 con la nascita dell’altra biblioteca dell’Istituto – La stanza degli aquiloni – sul territorio di Pontenure.

Attualmente la biblioteca si articola su due piani collegati da una scala a chiocciola. Il piano terra ospita i libri per i più piccoli, mentre al piano superiore ci sono quelli per ragazzi. Non mancano poi anche i titoli per adulti, vista la nostra «duplice» natura. La biblioteca è aperta 36 ore settimanali e a fare da bibliotecaria è un’applicata della segreteria, il numero di prestiti all’anno, invece, è più o meno di 15 mila su una dotazione di circa 13 mila titoli, per un’utenza di 1.300 alunni.
Altre tappe importanti del nostro percorso di crescita sono state l’apertura di un’area videoteca, la ricomprensione nei nostri spazi del Centro territoriale di supporto alla disabilità della provincia di Piacenza (che ci ha permesso di dotarci di libri, riviste, tecnologie, strumenti e competenze di supporto alla disabilità) e, nel 2012, l’inaugurazione della zona iPuff: uno spazio per la didattica digitale integrata arredato con grossi cuscini colorati e dotato di iPad.
Dal 2014, inoltre, Osvaldo è entrata a far parte di MLOL (Media Library On Line): siamo agli esordi dell’esperienza digitale, infatti i libri attualmente disponibili sono pochi, ma intendiamo puntare molto su quest’aspetto nel prossimo futuro.
E poi Osvaldo è curata, colorata e piena di luce naturale: gli scaffali sono aperti e i tappeti morbidi, le sedute comode e lo spazio pensato per accogliere e ospitare.
 
Angelo Bardini: Per noi era molto importante che questa biblioteca fosse bella. Ma lo scopo non era quello, futile, di stupire, quanto piuttosto quello di insegnare ai bambini la bellezza, di educarli a fruire e a godere del bello. E credo che il fatto che Osvaldo sia diventata, nell’ambito del Piano nazionale scuola digitale del Miur, il prototipo per l’Azione #24 [il bando specificamente rivolto allo sviluppo di infrastrutture bibliotecarie scolastiche all’avanguardia ndr] rappresenti la riprova dell’oculatezza della nostra intuizione.
  
È difficile, oggi, sostenere una biblioteca scolastica come Osvaldo?
 
Angelo Bardini: La biblioteca Osvaldo è nata nel 2000 grazie agli ultimi fondi destinati dal Governo allo sviluppo delle infrastrutture bibliotecarie scolastiche. Quello che è seguito, in termini di finanziamenti pubblici, è stato un deserto lungo 15 anni. Ora con il Piano nazionale scuola digitale pare che qualcosa stia tornando a muoversi.
Nonostante la sua componente territoriale, che apre la biblioteca al pubblico cittadino per 16 ore alla settimana, Osvaldo non è comunale: resta della scuola che in maniera prioritaria si occupa della sua gestione e delle sue esigenze, supportata per una piccola parte dai comuni.

Oltre alle risorse della scuola e al contributo dei comuni (che nonostante la congiuntura e i tagli di questi anni è rimasto inalterato, forse grazie al ruolo di erogatori di servizio che di fatto ricopriamo) la nostra biblioteca cresce e si preserva anche grazie a un’attività di fundraising svolta tra i genitori. Attività che, negli ultimi anni, è piuttosto calante. Il manifestarsi di questa tendenza ci spinge a credere ancora di più nell’importanza di quello che facciamo, proprio perché inserito in un vuoto che famiglie distratte, in difficoltà o semplicemente più focalizzate su altri interessi e valori vanno man mano lasciando rispetto alla cultura e alla lettura.

Una biblioteca così non si può lasciare da sola, perché altrimenti muore: e sarebbe imperdonabile in un Paese come il nostro che, prima di promuoverla, dovrebbe educare alla lettura.
  
Educare alla lettura. Quali sono le attività organizzate dalla vostra biblioteca più utili allo scopo?
 
Angelo Bardini: Sicuramente un ruolo fondamentale lo ricoprono i microambienti di apprendimento che abbiamo organizzato: spazi che, per la loro geometria e le loro dotazioni tecniche, favoriscono la crescita tanto individuale quanto nell’interazione con l’insegnante; perseguendo peraltro uno degli obiettivi prioritari che la scuola di oggi dovrebbe proporsi, quello di portare la didattica fuori dalle aule.

Diamo spazio, poi, sia a momenti in cui i bambini (soprattutto i più grandi) possono vivere la biblioteca in autonomia, sia a situazioni corali, come le letture ad alta voce pensate per la scuola dell’infanzia: naturalmente anche questo tipo di attività va incentivato e stimolato, cercando d’infrangere quella resistenza al movimento e alla novità che talvolta affligge qualche insegnante. Inoltre, negli ultimi anni, per otto sabati mattina l’anno, abbiamo organizzato letture ad alta voce per far vivere Osvaldo anche quando la scuola è chiusa, e per offrire un’alternativa a quei piccoli lettori che sono a casa ad annoiarsi.
Non mancano gli ospiti d’eccezione che passano a trovarci: da Roberto Piumini a Eraldo Affinati, passando per Danilo Rea che ha regalato un concerto ai nostri allievi.
Abbiamo progettato una biblioteca al centro: della scuola, del paese, della società. Una biblioteca che possa fare da traino per la crescita e lo sviluppo e che sia uno spazio dove praticare e difendere la democrazia.
 
Per il resto, ci basta applicare in maniera ferrea i 10 diritti imprescrittibili del lettore di Pennac: il diritto di non leggere, quello di saltare le pagine, di non finire un libro, di rileggere, di leggere qualsiasi cosa e via dicendo. Regole da innovare, certo. Ma sempre utili a preservare la massima liberà della lettura e del lettore.

L'autore: Alessandra Rotondo

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Mi sono laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, poi ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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