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Editoria d'arte

Alla ricerca dell'immagine perduta

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2006

di Redazione

In questo contesto abbiamo coinvolto i diversi attori della filiera di questo segmento: i musei, promotori di strategie nazionali e internazionali di digitalizzazione; gli archivi iconografici, aggregatori e mediatori indispensabili e gli editori d'arte, in quanto utilizzatori finali di tali «servizi», con l'obiettivo di disegnare un quadro quanto più completo possibile dello scenario, in termini di opportunità e minacce «editoriali», dell'editoria d'arte del terzo millennio. Cominciamo con gli editori: Federico Motta; White Star; Skira.

Beni culturali, comunicazione in rete, editoria

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2006

di Giovanni Rangone e Emiliano Ilardi

Mentre a livello mondiale il 60% delle immagini acquistate da editori di quotidiani o periodici è ormai ricercato, reperito, selezionato acquistato e scaricato on line dalle picture library di agenzie fotografiche, archivi, biblioteche di immagini, e mentre l’uso strategico della rete come infrastruttura per il turismo culturale è ormai essenziale per fare promozione, creare database, consorziarsi, riorganizzando il ciclo di produzione, in particolare per la piccola impresa editoriale o dei servizi editoriali e di comunicazione, il meridione italiano – con la sua enorme mole di beni culturali – parte quasi da zero.

Catalogo, una risorsa

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Settembre 2006

di Giovanni Peresson

Nato nel ’69 come Ufficio centrale del catalogo, nel 1975 diventa nel neonato Ministero per i beni culturali l’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione (Iccd) con la finalità di realizzare il Catalogo unico del patrimonio in un Paese devastato dagli effetti del boom economico, della speculazione edilizia, dello scempio paesaggistico, dall’incuria di molte amministrazioni locali. Tema di accesi dibattiti negli anni Settanta e Ottanta, oggi nel radicale mutamento del quadro complessivo di riferimento in materia di tutela e gestione dei beni culturali potrebbe rappresentare – con la sua banca dati – un importante punto di riferimento per il settore dell’editoria d’arte del nostro Paese.

Tra turismo culturale ed edicola

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2005

di Giovanni Peresson

Le prospettive dell’editoria d’arte hanno oggi di fronte una serie molto articolata di aspetti con i quali gli editori italiani dovranno confrontarsi sia nei rapporti con la domanda e il mercato, sia in quelli con i soggetti istituzionali e il generale quadro normativo. Innanzitutto abbiamo la crescita del fenomeno del turismo culturale, poi la necessità di confrontarsi con la domanda di pensare, organizzare e gestire alcuni momenti espositivi: l’organizzazione della mostra, la realizzazione del catalogo, fino alla gestione e al marketing dell’evento. Infine il quadro legislativo, delle normative e tariffe in materia di uso delle immagini d’arte. E per ultimo il fenomeno – che ha toccato anche l’editoria d’arte – dei prodotti collaterali con risultati di vendita del tutto inaspettati e sorprendenti.

Una vita in facsimile

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Ottobre 2005

di Paolo Bonacini

Una delle ragioni per cui questa editoria di nicchia è rimasta a lungo nell’ombra – per lo meno in Italia – è il ritardo con cui si è affermato un mercato facsimilare vero e proprio; in secondo luogo, le dimensioni ridottissime del mercato facsimilare in termini di clienti – nessun prodotto è venduto in più di 1.000 esemplari – hanno indotto molti a ignorare questo settore, liquidandolo come un fenomeno marginale legato più all’industria del lusso o al collezionismo che all’editoria. Ciò che forse ha pesato maggiormente nell’attribuire a questa forma di editoria un carattere extravagante nel panorama editoriale sono le caratteristiche stesse delle opere pubblicate. In effetti i facsimili, riproduzioni perfette di libri antichi (soprattutto manoscritti miniati medievali), si discostano per molti versi dalla concezione del libro stampato contemporaneo: da un lato per il loro elevato costo; dall’altro per la particolarità del processo produttivo, nel quale le fasi di prestampa, stampa e legatura dei volumi sostituiscono la centralità della progettazione dei contenuti tipica dell’editoria. Questi elementi hanno contribuito a diffondere l’idea del facsimile come un prodotto ambiguo, a metà strada tra il libro e l’oggetto d’artigianato di lusso, in bilico tra la vocazione culturale-scientifica e quella commerciale. Nel frattempo, però, la fisionomia attuale del mercato dei facsimili appare molto diversa rispetto a quella di vent’anni fa.

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