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Libri di Laura Novati

Premi e incentivi alle traduzioni. Aggiornamento 2013

editore: AIE

Questo Quaderno, giunto alla sua quinta edizione, vuole essere uno strumento utile per gli editori che vogliano avvicinare cul

Translation is Europe

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2013

di Laura Novati

Molti anni fa, una copertina del «Giornale della libreria» (era il numero per la Buchmesse) mostrava Umberto Eco che attraverso una nuvoletta da fumetto esortava: «Don’t tax books!», nel quadro di una campagna che doveva partire a tutta forza a Francoforte per l’azzeramento dell’Iva sui libri in Europa; da verificare se, vent’anni dopo, l’obiettivo è stato raggiunto: in quanti e quali Paesi, se non l’azzeramento, si è concretamente proceduto per avere almeno l’uniformazione al più basso livello possibile dell’imposta; speriamo comunque che l’obiettivo Iva 0% sui prodotti editoriali sia una prospettiva e non un miraggio (con le dovute complicazioni indotte dal digitale). Nel frattempo, bisognerebbe dedicare un’altra copertina al nostro infaticabile promoter Umberto Eco (autore, ricordiamolo, anche dei bei saggi di Non possiamo fare a meno dei libri) perché sì, è proprio vero, «Translation is the language of Europe», oggi e domani. Riprende lo slogan anche Barroso, Presidente della Commissione Europea, firmando la prefazione di The European Union Prize for Literature - Twelve winning authors, 2012 e ricordando che dal 2003 sono state 3000 le opere letterarie che hanno ricevuto incentivi per totali 14 milioni di euro e nel 2011 si è toccato il record con 600 opere tradotte.

Gli archivi crescono

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2013

di Laura Novati

Il Centro Apice (Archivi della parola dell’immagine e della comunicazione editoriale) dell’Università degli Studi di Milano ha compiuto dieci anni e l’ha ricordato con una serata nella Sala Napoleonica di via Sant’Antonio; con un primo incontro con Giorgio Lucini, Gian Piero Piretto, Stefano Salis e Antonello Negri, coordinatore Andrea Kerbaker per presentare una scatola- cartella nel consueto stile elegante e sofisticato proposto dall’officina d’arte grafica Lucini. Il giorno dopo si è passati a discutere sugli «Archivi editoriali tra memoria e storia»: una giornata dedicata a discutere fra esperti italiani e stranieri; nella prima sessione, coordinata da Enrico Decleva, già rettore dell’Università e che a lungo si è impegnato in prima persona per la realizzazione del Centro Apice, Jean-Yves Mollier (Université de Versailles-Saint- Quentin-en-Yvelines), Lodovica Braida, Antonello Negri, Alberto Cadioli, Brigitte Ouvry-Vial (Université du Maine, Le Mans) e Albert Dichy (Abbaye d’Ardenne) hanno in certo modo e da punti di vista differenti ripercorso la storia degli archivi editoriali per come si sono costituiti e organizzati per arrivare non solo alla salvaguardia della cultura scritta, ma di quella particolare forma di cultura scritta che è la cultura editoriale, tutto ciò che sta prima e dopo la nascita di un libro o di un catalogo.

Librerie... ancora ieri

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2013

di Laura Novati

Alberto Vigevani (Milano 1918-1999), editore de Il Polifilo, curatore per Raffaele Mattioli, il banchiere mecenate della allora Banca Commerciale, della Ricciardi trasferita da Napoli a Milano – la più imponente e insuperata casa editrice di testi della letteratura e cultura italiana – redattore, libraio antiquario, critico e scrittore si ripresenta in questo libretto postumo di Sellerio: Milano ancora ieri – Luoghi, persone, ricordi di una città che è diventata metropoli, uscito a ridosso delle feste, quale cantore di una città in buona misura scomparsa, ma tanto più civile, in cui dominano a pieno titolo le «botteghe» rivisitate in antitesi alle fredde luci delle tante boutique di effimera vita di oggi, a cui Vigevani dedica un nostalgico omaggio. In questo quadro non potevano mancare le case editrici e si duole l’autore di non aver tempra e forza all’impresa di scrivere la storia di questa industria cardine milanese; ne dà comunque brevi e rapidi cenni, per passare poi al capitolo immediatamente connesso e dedicato a Quelle antiche librerie: «Se Bonvesin de la Riva enumera a Milano sin dal Trecento nei De Magnalibus Urbis Mediolani, quaranta amanuensi (contro quattrocento macellai, e credo che la preponderanza dei macellai si sia accresciuta, nei secoli), non si può parlare di librai in senso moderno fino all’ultimo quarto del Quattrocento, quando, con l’introduzione della stampa a caratteri mobili, si fondarono le prime botteghe».

Nuovi canoni

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2013

di Laura Novati

L’incontro doveva avvenire nella Libreria Mursia, all’angolo tra via Galvani e via Melchiorre Gioia a Milano, dove da un paio di anni si svolgono regolarmente incontri e presentazioni, non sempre strettamente legati a nuove uscite della casa editrice; durante le ferie natalizie però, un improvvido allagamento ha reso inagibili i locali che si spera riaprano in marzo, consentendo la ripresa delle attività. Di questi incontri si occupa spesso Guido Oldani. Nato nel 1947 a Melegnano, ha pubblicato diverse raccolte poetiche (Stilnostro, 1985, Sapone, 2001, La betoniera, 2005). È stato curatore dell’Annuario di poesia di Crocetti ed è presente in alcune antologie, tra cui Il pensiero dominante, Garzanti 2001 e Almanacco dello specchio Mondadori 2008. Adesso, ha preso in carico questa collana, Argani, della Mursia.

Divisa dal Muro

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2012

di Laura Novati

Alcuni scrittori hanno in sorte il destino di essere non solo autori delle loro opere, ma testimoni in prima persona del loro tempo, che invade o domina le loro stesse biografie, connota le loro posizioni pubbliche e private. Questo è stato il destino di Christa Wolf, scomparsa di recente a Berlino a 82 anni, personalità di primo piano nel mondo della cultura e della critica letteraria della ex Ddr, in qualche modo assumendo il ruolo che era stato di Anna Seghers (ebrea nata Netty Reiling, 1900-1983). Se la Seghers era però nata a Magonza e dopo l’esilio aveva scelto la parte orientale tedesca, la Wolf vi nasce, anche se lei stessa proveniente dalla fuga e dall’esilio; non si ricorda mai infatti la tragedia di milioni di persone che Stalin caccia dai confini orientali della Polonia di guerra verso i territori slesiani, cacciando da questi i tedeschi-polacchi che migrano verso Occidente (e continueranno a farlo, anche dopo il 1989, a patto di avere almeno un nonno tedesco/a, per godere dei benefici dello stato assistenziale federale). Un esodo che ha pesato non poco sul destino di ambedue le Germanie e che ha tolto al mondo tedesco uno dei centri storici della sua cultura, prima e dopo l’età classica, la Breslau o Breslavia storica divenuta Wroclaw.  

30 poeti per un secolo

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Gennaio 2012

di Laura Novati

«In effetti ogni poesia/ potrebbe intitolarsi “Attimo”.// Basta una frase/ al presente/ al passato o perfino al futuro:// basta che qualsiasi cosa/ portata dalle parole/ stormisca, risplenda,/ voli nell’aria,/ guizzi nell’acqua,/ o anche conservi/ un’apparente immobilità,/ ma con una mutevole ombra…» È l’inizio di In effetti, ogni poesia e bastano questi pochi versi a rendere la leggerezza ironica e disincantata di questa poetessa polacca che vive appartata nella sua Cracovia. Un premio Nobel, d’accordo, ma che aveva trovato in Italia un traduttore d’eccezione, Pietro Marchesani (vero veicolatore in Italia della cultura polacca del secondo Novecento) mancato lo scorso 29 novembre. La Szymborska gli ha mandato un enorme cuscino di rose rosse, accompagnato da due versi per lui, a dirgli il suo affetto e la sua riconoscenza. Perché è davvero singolare che lei sia diventata in assoluto la poetessa più letta e conosciuta in Italia, tanto da giustificare il suo nome per il lancio della nuova collana di poesia, iniziata il 27 dicembre, un’antologia cui è stato dato il titolo di Elogio dei sogni, prezzo di vendita euro 1,80. La cura, ultima fatica, è ancora di Marchesani, ma il curatore complessivo dellacollana è Nicola Crocetti, a cui chiediamo di parlarci dell’iniziativa. 

La scienza si fa festival

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2012

di Laura Novati

All’Auditorium Parco della Musica di Roma si è tenuto dal 19 al 22 gennaio il Festival delle Scienze, giunto alla settima edizione, che ha visto l’afflusso di 20.000 partecipanti. Un numero consistente, intorno al tema di quest’anno, il concetto del tempo. «Il tema è stato scelto – ha detto Vittorio Bo, direttore artistico del festival – perché rappresenta una dimensione della nostra vita che da sempre, dai Greci sino ai giorni nostri, ha attratto la curiosità e il desiderio speculativo della mente umana», intrigando filosofi e scienziati quanto artisti. Perciò tra gli invitati c’erano Jean Pierre Luminet, astrofisico, scrittore e poeta, seguito da Stefano Benni con il suo reading Che ore sono, dal filosofo Ned Markosian, esploratore della metafisica nel tempo e Giovanni Amelino Camelia, docente alla Sapienza, nominato tre anni fa come l’erede di Einstein, che ha tracciato Una breve storia del Tempo: prima, durante e (forse) dopo Einstein. E ancora: il campione di atletica, Andrew Howe, Oliviero Beha e Stefano Tamorri, presidente degli psicologi sportivi; l’incontro fra un fisico, Julian Barbour, e Giulio Giorello, chiamati a rispondere alla domanda: «Esiste il tempo?». Dunque successo a Roma, come successo ogni anno a Genova al Festival d’autunno, o a Modena sul concetto di natura, ma queste occasioni di incontro, sia pure di alto profilo, quanto incidono sulla cultura diffusa nel nostro Paese? Quanto si fa, in altri termini, per una almeno dignitosa «cittadinanza scientifica»?

Editoria ad alta quota

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Febbraio 2012

di Laura Novati

Pietro Crivellaro è da sempre appassionato alpinista e scalatore (membro del Club Alpino Accademico Italiano, è stato tra l’altro sul Changabang nel 1981) e negli anni è diventato studioso e storico del mondo anche editoriale legato in senso lato alla montagna, come esperienza diretta e fonte di ispirazione. Ha tradotto e curato numerosi classici dell’alpinismo per la collana I licheni Cda& Vivalda, oltre a L’invenzione del Monte Bianco di Philippe Joutar (Einaudi 1993). Con Tararà ha pubblicato uno studio sulla lettera di Quintino Sella sul Monviso e la fondazione del Cai (Una salita al Monviso, 1998). Collabora da una ventina d’anni al supplemento domenicale de «Il Sole24 Ore». L’altro fronte di attività è il teatro: si è occupato a lungo del Centro Studi del Teatro Stabile di Torino, di cui dirige oggi anche la scuola di teatro e le pubblicazioni. Per questo gli chiediamo di fare un bilancio della situazione in questa particolare nicchia di mercato dell’editoria legata allo sport.

Salaam Europe!

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2012

di Laura Novati

Lo scorso novembre a Bruxelles si è tenuta la cerimonia di premiazione dei 12 scrittori che sono stati insigniti del Premio per la letteratura dell’Unione Europea per il 2011 (vedi tabella, i titoli sono riportati nella versione inglese). Il premio è un progetto di cooperazione dell’European Booksellers Federation, della Federation of European Publishers, dell’European Writer’s Council nell’ambito di Literature across frontiers – Passa Porta. In occasione della cerimonia, è stato distribuito anche un libro che raccoglie le biografie degli autori designati e estratti delle opere vincitrici. Come si vede dall’elenco, il premio non è riservato solo a scrittori appartenenti a paesi dell’Unione, ma anche a paesi alle sue frontiere o che sembrano aspirare ad entrarvi, proprio perché la dimensione «frontaliera» è una delle sue caratteristiche costitutive. Questa è la terza edizione del premio, lanciato nel 2009, i cui vincitori provengono da 36 paesi partecipanti al Culture Programme dell’Unione Europea che cofinanzia l’iniziativa. L’assegnazione avviene a rotazione e premia un solo autore per nazione.

Il premio Ifap

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Marzo 2012

di Laura Novati

Jabbour Douaihy, Habib Selmi, Rabee Jaber, Ezzedine Choukri, già selezionato nel 2009 per Intensive Care, Nasser Iraq e Bashir Mufti sono i sei finalisti del più prestigioso premio letterario dell’area regionale di lingua araba, l’International Prize for Arabic Fiction 2012, declinata nelle diverse varianti linguistiche, ma che pure fanno capo al Cairo, dove l’annuncio è stato dato lo scorso 11 gennaio in una conferenza stampa. I temi privilegiati dalle opere selezionate riguardano la più scottante attualità – si pensi alle rivolte che in quest’ultimo anno hanno attraversato il mondo arabo: le (cosiddette) primavere –, investono la dimensione dell’individuo alle prese o con la realtà dell’esilio o con una situazione interna al proprio paese, mai facile per gli intellettuali e per la libertà di pensiero e di espressione, ma che gli avvenimenti dello scorso anno hanno comunque rivoluzionato. Il premio è giunto alla quinta edizione e si è imposto per la serietà, la trasparenza e l’indipendenza di giudizio, diventando un punto di riferimento in un’area non certo facile. Il premio prevede un compenso dell’ammontare di 10.000 dollari per ciascuno dei sei finalisti, mentre al vincitore ne sono destinati 50.000. Il suo nome sarà annunciato in una cerimonia ad Abu Dhabi il prossimo 27 marzo, durante l’annuale Fiera del libro e gli sarà anche garantita la traduzione in inglese dell’opera con cui ha partecipato al concorso. Finanziatori dell’iniziativa sono la Booker Prize Foundation e l’Emirates Foundation for Philanthropy.

La guerra delle donne

rivista: Giornale della Libreria

fascicolo: Aprile 2012

di Laura Novati

La Guerra spagnola fu forse l’ultima delle guerre romantiche per il contrasto di opposte passioni che la divorò, per le divisioni fratricide, per la solidarietà espressa dalle Brigate internazionali, di quei giovani che accorrono d’ogni parte in nome della libertà e della democrazia spagnola, per la condanna all’esilio di centinaia di migliaia di persone, per il lungo silenzio cui condannò gli sconfitti. Ha avuto subito i suoi capolavori, certamente il più celebre è forse il meno bello, Per chi suona la campana di Ernest Hemingway, del 1940, che ebbe la fortuna di essere ulteriormente consacrato dalla versione cinematografica girata in piena Seconda guerra mondiale, nel 1943, con Ingrid Bergman, Gary Cooper e Katina Paxinou.

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