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Ediser

Ottobre 2019

rivista: Giornale della Libreria

La «lettura» rappresenterà la sfida centrale per l’industria editoriale nei prossimi decenni. Lo sarà, proprio come lo è stata all’inizio della storia dell’Associazione – di cui è stata celebrata la nascita nel settembre scorso, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – e della trasformazione industriale del settore. Analfabetismo, prevalenza di parlate dialettali sull’«italiano standard», bassi indici di scolarizzazione, l’assenza in sostanza delle competenze di lettura che ostacolava, 150 anni fa, quando Roma non era ancora la capitale del Paese, la nascita di un mercato linguistico nazionale e, quindi, lo sviluppo di un moderno mercato editoriale.150 anni dopo – in un contesto completamente mutato – il tema si ripropone. Si pone al sistema delle imprese editoriali e alla filiera produttiva e distributiva, e si pone al Paese, perché «lettura» e «capitale umano» sono strettamente intrecciati.

Maggio 2019

rivista: Giornale della Libreria

L’ecosistema editoriale è cambiato in questi primi vent’anni del XXI secolo come mai aveva fatto in tutto il Novecento. E cambierà ancora, forse ancor più rapidamente: intelligenza artificiale e big data sono solo due delle nuove frontiere che ci attendono. Alle vecchie skill del «mestiere» ne sono subentrate di nuove. O vi si sono affiancate, aggiornandole dall’interno. Al centro c’è tutto quello che chiamiamo «professione». Ce ne accorgiamo tutti gli anni quando, come AIE, con l’Università degli studi di Milano e la Fondazione Mondadori progettiamo la successiva edizione del Master in editoria. Una «professione editore» che, nel frattempo, si muove in un mercato settoriale di circa 300 milioni di euro più piccolo rispetto a quello di dieci anni fa. E con meno lettori, almeno quelli intesi nel senso più tradizionale.

Gennaio 2019

rivista: Giornale della Libreria

Quale significato e quale valore assume un’occasione celebrativa – i 150 anni dalla costituzione – per una associazione imprenditoriale di categoria? Festeggiare 150 anni – quelli che compie in questo 2019 l'Associazione Italiana Editori – significa guardare all’oggi avendo come punto di partenza una storia che comincia nel 1869. Significa tornare con la mente all'anno che precede la breccia di Porta Pia, agli anni successivi alla conclusione della Terza guerra di indipendenza. Significa tornare agli anni della creazione di una nazione e di un suo mercato. Un processo al quale gli editori parteciparono prima individualmente, poi attraverso la costituzione di una vera e propria associazione che tra gli obiettivi, sia espliciti che impliciti, contava quello di prender parte alla creazione di un Paese moderno, capace di ridurre le distanze che allora ci separavano da Inghilterra, Francia, Germania. La storia dell'Associazione è la storia di un comparto industriale – oggi diremmo di un ecosistema produttivo, distributivo e di lettura – capace di contribuire al più generale rinnovamento «materiale» e «morale» della nazione.

Dicembre 2018

rivista: Giornale della Libreria

La fiera della piccola editoria è nata diciassette anni fa per essere la vetrina della piccola editoria. Un comparto industriale, editoriale e culturale che non aveva quella presenza e quella visibilità che meritava e tutt’ora merita. Voluta e fatta crescere all'interno dell'Associazione, Più libri più liberi è diventata in questi anni la casa di tutta la piccola e media editoria italiana. Negli spazi del Palazzo dei Congressi prima, dalla scorsa edizione in quelli de La Nuvola, ha favorito la crescita di una parte importante per creatività, innovatività, gusto della ricerca e dell’innovazione del nostro comparto. Alcuni dei «piccoli» di allora sono diventati più grandi, hanno saputo sfruttare al meglio l'opportunità di farsi conoscere dal pubblico, dagli operatori professionali italiani e stranieri. Abbiamo dato vita e fatto crescere un «incubatore di imprese editoriali»: forse l’incubatore che ha il maggior tasso di longevità del nostro Paese. Lo era già, se ci pensiamo, dall’inizio con la sua convegnistica professionale, con le occasioni di incontro e di dibattito su come migliorare l’efficienza complessiva della filiera, con i suoi corsi. Eravamo un incubatore quando questa parola non era ancora di moda.

Ottobre 2018

rivista: Giornale della Libreria

I dati complessivi del mercato non fanno che confermare l’andamento positivo che avevamo presentato al Seminario di Perfezionamento della Scuola per librai Umberto e Elisabetta Mauri di Venezia nel gennaio scorso, con un +2,8% e 2,7 miliardi – senza Amazon – di fatturato a copertina (che diventano 3,1 miliardi, considerando anche Amazon, il «secondo mercato», i diritti). Un risultato, come si vede, che migliora i valori positivi di recupero – e di crescita progressiva almeno nei valori economici, non ancora nelle copie – che dal 2015 il nostro settore presenta. Risultati che non hanno ancora recuperato le perdite di fatturato, e ancor meno quelle di copie (ma nel frattempo si stima che i download degli e-book siano almeno 11 milioni) avvenute tra 2010 e 2014. Sono numeri che ci fanno guardare in modo diverso il panorama che abbiamo davanti all’uscita dal tunnel degli anni più difficili. La linea dell’orizzonte verso cui ci stiamo muovendo.

Luglio-Agosto 2018

rivista: Giornale della Libreria

Perché un numero dedicato in larga parte all’innovazione? Perché le innovazioni di «prodotto» e di «processo» costituiscono oggi uno degli asset attorno cui ruotano le dinamiche industriali e culturali della filiera del libro e dei contenuti editoriali che vi vengono prodotti e distribuiti, internazionalizzati e virati su altre piattaforme di «storie». Perché rappresentano il versante tecnologico in risposta ai cambiamenti che sono avvenuti, stanno avvenendo, avverranno nei comportamenti del pubblico. Sono a loro volta un fattore che «precipita» la soluzione di nuovi componenti. E che nell’incrocio autori/generi/scritture esprime la necessità di nuovi processi produttivi meglio aderenti ai bisogni commerciali e finanziari e all’ipersegmentazione della domanda da parte del pubblico dei lettori (dal web to print alla stampa on demand).

Maggio 2018

rivista: Giornale della Libreria

Si legge con qualsiasi tempo. Con il sole, con la pioggia e di notte sotto la luna. E la primavera è la stagione di fiere e di saloni: Tempo di libri, BookPride, Bologna Children’s Book Fair, Salone del libro di Torino, la prima edizione del Salone del libro e dell’editoria di Napoli a San Domenico Maggiore. Poi, con l’estate e l’approssimarsi dell’autunno, sarà la volta dei festival. Le «più grandi librerie d’Italia», vengono spesso definiti. A torto però, perché stanno diventando qualcosa d’altro. Spazi di vendita di libri, ma che sempre più spesso incorporano momenti b2b, rights center, fellowship, convegni e incontri di aggiornamento professionale (a questa dimensione, e al ruolo svolto dall’Aie sono dedicate le pagine centrali del numero). E questo «qualcosa» è un po’ la lunga linea rossa che lega tra loro alcuni degli articoli di questo numero.

Marzo 2018

rivista: Giornale della Libreria

Siamo a 317 giorni dalla chiusura della prima edizione di Tempo di libri. Il mercato nei canali trade era cresciuto nel 2016 del +1,6% (e del +1,1% complessivamente). Si avvertivano i segni di qualcosa che stava cambiando (alcuni gruppi internazionali guardavano con interesse al mercato italiano tanto da «entrarci», come DeA Planeta e HarperCollins). Il 2017 si è chiuso con il successo di pubblico, di espositori e di vendite di Più libri più liberi che, trasferitosi nella Nuvola di Fuksas, ha potuto iniziare a esprimere al meglio le sue potenzialità rimaste negli ultimi anni compresse nella vecchia (ma non meno bella, magari meno funzionale) sede del Palazzo dei congressi. E questo accadeva dopo l’innegabile successo di pubblico del Salone di Torino a metà anno. Nel 2017 il mercato nei canali trade ha segnato un secco e sorprendente +5,8%. Eccoci arrivati al numero due di Tempo di libri che annuncia, tra l’8 e il 12 marzo, un «Tempo bellissimo». A una rivista professionale non basta però ratificare che il clima è cambiato, che siamo quasi tornati ai valori precrisi. Perché nulla di quello che c’era prima c’è oggi.

Gennaio 2018

rivista: Giornale della Libreria

Il mercato di questo 2017 appena trascorso vede finalmente dei seri e significativi numeri positivi. Gli anni che ci siamo lasciati alle spalle sono stati anni importanti. Dietro ai valori negativi – e che, a scanso di equivoci, non abbiamo ancora recuperato – ci sono state radicali e profonde trasformazioni, che hanno costretto tutti a ripensare l’organizzazione delle proprie attività. Dai mercati di sbocco che guardano sempre più alla dimensione internazionale alla capacità di lavorare editorialmente, commercialmente e dal punto di vista tecnologico su più piattaforme (carta, e-book e versione audio), fino al processo di cambiamento di pelle delle librerie (che oggi sono sempre meno spazi dove trovare soltanto esposti assortimenti e sempre più luoghi di scambio di relazioni e di «emozioni», punti di riferimento per un territorio metropolitano o per il quartiere in cui il binomio libro/autore rappresenta l’asset centrale). Quello che vediamo essere avvenuto a Roma e a Milano in termini di chiusure e nuove aperture ci dice proprio questo. Chiudono storiche librerie – e anche per aspetti che non sempre hanno a che fare con l’andamento del mercato e con i cambiamenti nei comportamenti di acquisto dei lettori – ma altre ne aprono. Nuove generazioni di libraie e di librai (l’inversione nell’ordine del genere non è puro espediente retorico) si affacciano sulla scena con modelli (e superfici e servizi) di libreria molto diversi da quelli che si aprivano solo dieci anni fa.Forse gli stessi lettori non sono quelli che i dati sulla lettura recentemente ripresi dalla stampa ci dicono.

Dicembre 2017

rivista: Giornale della Libreria

Un editore su quattro, in Italia, è un piccolo editore. Un terzo dei titoli che entrano nei canali di vendita è pubblicato da piccole e medie case editrici. La quota di mercato della piccola e media editoria sta progressivamente crescendo: valeva il 31% nel 2013, sale al 32% nel 2015, al 35% nel 2016, e quest’anno tocca il 39%. Numeri e percentuali che si traducono visivamente nelle classifiche di vendita in cui per settimane campeggiano autori e titoli pubblicati da piccole case editrici. La piccola e media editoria italiana è diventata più che in altri mercati (ma non abbiamo dati in merito per un confronto con altri Paesi) una parte centrale del sistema industriale che compone la nostra filiera. Solo da noi la piccola e media editoria ha una narrazione e un vissuto così forte. Quanto sia stato merito del Palazzo dei congressi darle una riconoscibilità e una visibilità (verso il pubblico, le librerie e i giornali) è difficile, se non impossibile, da definire. Certamente Più libri più liberi ha fatto, in questi anni, da incubatore culturale e imprenditoriale, favorendo i processi di innovazione editoriale e tecnologica e accentuando lo sviluppo di modelli vincenti di marketing e comunicazione. Un luogo in cui, grazie alle condizioni ambientali e relazionali esistenti, ha potuto sussistere (si pensi agli anni drammatici tra il 2010 e il 2014) e addirittura evolvere un sistema culturale, imprenditoriale e editoriale. Certamente ha dato alla piccola e media editoria la consapevolezza di essere un sistema d’impresa, che sul mercato riesce a competere. Una consapevolezza che si innerva nella passione culturale che la attraversa, che si traduce nelle potenzialità e nelle energie che esprime.

Ottobre 2017

rivista: Giornale della Libreria

Sì, dagli anni di recessione siamo definitivamente usciti. Quello del 2015 non era stato un segno «più» occasionale (+0,5% del totale mercato), anzi lo troviamo confermato (e più che raddoppiato) nel 2016 con i canali trade (e la «varia») al +1,8%. Da quegli anni usciamo sicuramente più internazionali, con una maggiore capacità di proporre e vendere diritti degli autori italiani sui mercati stranieri (non più solo per bambini e ragazzi, ma anche di narrativa: il 36% dei titoli venduti; nel 2007 erano il 30%) e di realizzare coedizioni internazionali (soprattutto nel settore arte e bambini, che assieme rappresentano il 76% del totale). E usciamo anche con una rinnovata consapevolezza delle nostre eccellenze: nelle pagine di questo numero parleremo della ripresa dell’editoria d’arte, della crescita di una narrativa «di genere» che convince l’estero senza ricorrere a stereotipi tricolore, dell’inossidabile tenuta del mercato bambini e ragazzi. Resta, anzi si aggrava, quello che è il vero problema strutturale della nostra editoria (e del nostro Paese): un comparto industriale che vede progressivamente calare il numero di persone che si dichiarano lettori di libri. Dal 2010 ne abbiamo persi 3,1 milioni. Tra 2015 e 2016 il calo è stato del -3,1%: altri 700 mila lettori in meno.

Luglio-Agosto 2017

rivista: Giornale della Libreria

Prima vennero i saloni e le fiere del libro. Torino e Napoli con la sua Galassia Gutenberg. Poi fu la volta dei festival. Il primo Salone di Torino è del 1987, Napoli è del 1990. Festivaletteratura di Mantova e Chiaroscuro di Asti sono rispettivamente del 1997 e del 1996. Quasi dieci anni intercorrono tra i due generi di eventi: saloni e fiere del libro, i festival letterari (ma non solo letterari) a cui è dedicato questo numero estivo del «Giornale della libreria». [...] Assistiamo a un doppio percorso nellospazio di curvatura delle manifestazioni. Da un lato il mixare libro/lettura (e presentazioni e autori e librerie del festival) ad altre forme di consumo culturale: teatro, danza, performance d’arte, mostre e poi gastronomia (cibi e vini). Dall’altro la presa in prestito della formula da quotidiani e periodici: il festival di Internazionale e quello itinerante della Repubblica delle idee ne rappresentano i casi più noti. I festival – ed è l’altro aspetto che emerge dalle pagine di questo numero, pur con i pochi dati disponibili – intercettano più di saloni e fiere un pubblico di deboli lettori o di non lettori. E pongono sul tavolo la necessità di riflettere sull’investimento in manifestazioni e quello in infrastrutture per la lettura: biblioteche, librerie. Fascinati da un autore o da un tema che si è ascoltato e vissuto in un festival si torna spesso (troppo spesso) in città e paesi privi di biblioteche o di librerie. Un altro aspetto importante portato in luce da queste pagine è la capacità dell’editoria (la prima industria culturale del Paese) di rappresentare il «primo anello della catena del valore» di molte altre industrie culturali. Con i festival la connessione diventa evidente rispetto al turismo culturale e al suo indotto. Anche questo fa di un’industria culturale una moderna industria culturale, che favorisce tutti i processi di innovazione. Ma che allo stesso tempo pone la domanda su dove e come investire. E a partire da quali dati disponibili.

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